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Reddito di cittadinanza, una truffa dietro l'altra: denunce in tutta Italia

Reddito di cittadinanza, denunce in tutta Italia per truffa

Pietro De Leo
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Mettendo insieme notizie sul reddito di cittadinanza, oggi, ne usciva una roba molto somigliante al mattinale di una Procura. A Vibo Valentia 43 persone sono state denunciate per avere, in prima persona o tramite parenti, chiesto ed ottenuto il sussidio nonostante fossero state condannate per associazione a delinquere di stampo mafioso. Circostanza, per dir così, che avevano omesso di dichiarare nella richiesta del sussidio. A Roma, invece, sono state individuate 15 persone che avevano ottenuto l’assegno ma senza averne titolo, perché sottoposte a misure cautelari. Andando più su, si arriva a Bologna. Altri 24 soggetti, tra italiani e stranieri, erano riusciti a farsi dare il reddito dopo false dichiarazioni e alcuni di loro lavoravano addirittura in nero. E’ oramai un’epica dell’imbroglio, quella che fa da architettura ad uno strumento mai veramente entrato a sistema, per via di evidenti vuoti normativi (ad esempio la disciplina su chi è sottoposto a misure cautelari lascia ancora troppo affidamento al buon cuore del singolo) o a parti dell’ingranaggio mai attivate o attivate male (è il caso dei lavori socialmente utili nei comuni, al via solo in minima percentuale).

Accanto a questo, peraltro, c’è il fattore disincentivo al lavoro che l’aspettativa dell’assegno, con possibilità di rifiutare offerte di occupazione, crea. Era, questo, un aspetto sottolineato da molte associazioni d’impresa ai tempi del “decretone” con cui, oltre due anni fa, il reddito fu introdotto nell’ordinamento. Oggi, se ne trova una conferma nell’allarme di Federturismo. La presidente Marina Lalli ha osservato: “Con crescente frequenza, e in tutto il Paese, gli imprenditori non riescono a reperire sul mercato le professionalità e i profili normalmente in forza al settore durante il periodo di alta stagionalità. La ragione pare sia dovuta al fatto che molti percettori del reddito di cittadinanza male interpretando lo spirito della misura , preferiscono continuare a percepire il sussidio al posto di rientrare nel mondo del lavoro”. Un puzzle che ha animato il confronto politico, in maniera trasversale, tuttavia senza quell’eruzione di dibattito che, per casi analoghi, si percepiva nei mesi scorsi. Dal Pd, per esempio, ha parlato il presidente della Campania Vincenzo De Luca, il quale non ha bocciato completamente la misura, purché “non serva a pagare la manovalanza della criminalita' organizzata o non serva a creare una distorsione nel mondo del lavoro dove chi lo prende fa lavoro in nero per non perderlo".

Ben più nette, invece, le posizioni di Forza Italia. Da Palazzo Madama, la capogruppo Annamaria Bernini ha puntato il dito contro il “fallimento conclamato della ratio stessa del provvedimento, con la fase due delle politiche attive mai veramente iniziata”. Licia Ronzulli ha osservato: "Dopo due anni dall'entrata in vigore del reddito di cittadinanza è sotto gli occhi di tutti che questa misura, come abbiamo sempre sostenuto, è fallimentare e va dunque rivista”. Dalla Camera, invece, la vicecapogruppo Annaelsa Tartaglione, riguardo ai rilievi di Federturismo  ha notato: “l'incrocio telematico tra domanda e offerta, che avrebbe dovuto rappresentare uno dei meccanismi 'welfare to work' del reddito, non e' mai entrato a sistema”. Silenzio, ovviamente, dal Movimento 5 Stelle che nel reddito ha la sua proposta qualificante. E si delinea sempre di più la necessità di una riforma delle politiche attive che, al di là delle intenzioni, deve rilanciare il ruolo della formazione per riqualificare le competenze in un mercato del lavoro che sta subendo una mutazione più veloce del previsto. Il reddito di cittadinanza ha svolto una indubbia funzione di contrasto alla povertà, specie di fronte ai contraccolpi economici della pandemia. Ma ciò non può rappresentare una sorta di immunità che stronchi ogni tentativo di osservare che la funzione di inclusione al lavoro è stata completamente disattesa. Specie di fronte al fatto che, con un comparto autonomo a tutele ridotte si rischia seriamente la guerra tra poveri.