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Toscana, Rossi attacca il governatore Giani. E ora il Pd si spacca

Christian Campigli
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Ruggini antiche, invidie striscianti e un'inchiesta che rischia di provocare danni catastrofici in una delle ultime roccaforti rosse rimaste in Italia. La resa dei conti nel Pd toscano è solo all'inizio. L'indagine della procura di Firenze sulle infiltrazioni mafiose nella gestione dei reflui e dei fanghi industriali del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno ha squarciato il velo di ipocrisia in un movimento politico che non riesce a trovare un attimo di serenità. L'ultimo episodio, almeno in ordine di tempo, vede l'ex governatore Enrico Rossi rilasciare una lunga intervista a Telegranducato, durante la quale punta il dito, in modo netto e indiscutibile, contro chi lo ha sostituito a Palazzo del Pegaso:  Eugenio Giani.  Nello specifico si fa riferimento all'ormai famigerato emendamento che, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato chiesto dai conciatori e concesso dalla maggioranza dem.

“Quando le competenze sono passate dalla provincia alla regione, da me guidata, la prima cosa che abbiamo fatto è stata di far fare agli impianti di Santa Croce una valutazione di impatto ambientale e alla richiesta delle concerie di avere meno controlli, dopo aver chiesto un parere tecnico all’avvocatura regionale, le abbiamo obbligate ad avere l’autorizzazione che impone maggiori controlli. Non c'è un atto di giunta che vada incontro in questo senso a Santa Croce, diversamente – e qui parte l'attacco frontale, quasi sguaiato – da quello che ha fatto il consiglio regionale, che, subdolamente, porta in aula un emendamento e Giani – all'epoca presidente del consiglio regionale – lo mette in votazione modificando la legge. Noi avevamo detto no e il consiglio modifica la legge con questo metodo surrettizio e subdole”.

Un'esternazione troppo precisa e puntuale per poter essere catalogata come casuale. Enrico Rossi sa benissimo che l'inchiesta è solo all'inizio e le responsabilità, politiche ma soprattutto penali, ancora non sono così cristalline. Per questo vuol mettere i puntini sulle i, anche a costo di adoperarsi nello sport preferito dalla sinistra italiana: lo scaricabarile. Dall'altra parte della barricata Eugenio Giani, un re solo, nudo, pronto ad essere scaricato dal proprio partito. Perché, a Firenze come a Roma, i vertici del Nazareno sono consapevoli che l'inchiesta Keu può essere mortale per i progressisti. Non mancano certo esempi di territori storicamente governati dal Partito Democratico e passati di mano alla destra in seguito ad avvisi di garanzia e successivi processi. Basti pensare all'Umbria, ad esempio. Già durante l'ultima tornata elettorale il differenziale tra sinistra (vincente) e destra (perdente) si è dimezzato rispetto al 2015. Rossi, politico esperto e navigato, sa benissimo che associare, nella stessa frase, il nome della Toscana con quello dell'ndrangheta è vissuto come una vergogna inaccettabile dalla maggioranza dei cittadini. Una crepa che, se non arginata in tempo, potrebbe distruggere la diga rossa. E consegnare la regione in mano al centrodestra.