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David Rossi, il Pd blocca la commissione d'inchiesta: pretende la presidenza

David Rossi

Pietro De Leo
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Esiste un momento in cui il senso delle cose emerge nella sua dirompenza, e mette sotto esame campagne politiche e prese di posizione assunte, negli ultimi anni. Uno di quei momenti sarà il prossimo 27 maggio, quando ci sarà (almeno per ora) la prima convocazione per eleggere la presidenza, e dunque determinare l’avvio della commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi. La vicenda è nota, una ferita aperta nella coscienza pubblica nazionale. Il capo della comunicazione della Monte dei Paschi di Siena trovato morto dopo esser volato giù dalla finestra del suo ufficio nella sede dall’istituto di credito. Un contorno di opacità, coaguli di poteri più o meno occulti. Due inchieste giunte a conclusione che si sia trattato di suicidio, ma sulla dinamica pendono ancora troppi punti interrogativi e la richiesta di giustizia, quella vera, ancora attesa dalla famiglia, dopo otto anni. Ed il Parlamento che finalmente, si decide nell’ambito delle sue prerogative a far luce.

La proposta di legge per istituire la Commissione, è stata presentata da Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia. Secondo prassi parlamentare, essendo lui il proponente, dovrebbe esser eletto la guida dell’organismo. Ma c’è anche una questione di opportunità politica. Siamo ben oltre la metà della legislatura, il tempo non gioca certo a favore, e l’unico modo per far funzionare la commissione sarebbe mettere in campo una strenua volontà politica. Ma c’è lo stallo, figlio di una situazione politica che non rende merito al buonsenso. La proposta di istituire l’organismo è stata votata all’unanimità, ma il Pd (rimasto assai defilato su tutta la questione), ora ne pretende la presidenza. Lo stesso Pd che, come hanno dimostrato le carte delle numerose inchieste su Rocca Salimbeni, era motore e attore principale di quel “groviglio armonioso” che ha distrutto la banca più antica e ricca d’Italia.

Il risultato? La prima convocazione è già stata rimandata due volte, vedremo se la terza sarà quella buona. Sul nodo presidenza, Rizzetto spende parole di equilibrio, in una posizione attendista, considerando che la maggioranza dovrà trovare un accordo anche per altre commissioni (come sull’incidente Moby Prince e Bibbiano). “Posso dire che noi –spiega al Corriere - terremmo particolarmente ad avere questo ruolo, offrendo una posizione di garanzia. La maggioranza, però, deve prendere una decisione e fare qualcosa”. Le posizioni in campo, dunque, sono queste: Fdi vuole la presidenza e la vuole anche il Pd. Sul piano politico sarà curioso capire cosa farà il M5S. Ai tempi dell’opposizione dura e pura, ai tempi dell’esplosione degli scandali sulla banca senese aveva condotto guerre puniche, specie sui media, contro quel grumo di potere che univa la sinistra toscana e l’istituto di credito. Era uno di quelle leve su cui aprire la “scatola di tonno”, del Palazzo, dei poteri che fino ad allora sembravano inattaccabili. Ora che in questa scatola di tonno si sono ben accomodati, vedremo se avranno cambiato idea e giocheranno di sponda con i bersagli di un tempo (il Pd, appunto), alleati di oggi.