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Migranti, l'Europa difende la Spagna e ignora l'Italia

Christian Campigli
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Due pesi, due misure. Distanti anni luce, almeno nella forma. I massicci arrivi di migranti in Spagna, ottomila persone circa negli ultimi due giorni, hanno fatto emergere una posizione continentale assai diversa a quella assunta nei confronti dell'Italia. Basti pensare ai toni usati. L'Europa non “si lascerà intimidire da nessuno, non sarà vittima di tattiche”. Parole forti, nette, quelle del vice presidente della commissione europea, Margaritis Schinas, intervistato questa mattina dalla radio nazionale spagnola. Che vanno a sommarsi con le dichiarazioni del primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez. “Voglio comunicare agli spagnoli che ristabiliremo l’ordine con la massima celerità. Saremo fermi di fronte a qualsiasi sfida. L’integrità di Ceuta come parte della nazione spagnola sarà garantita dal governo con tutti i mezzi disponibili”. Ceuta e Melilla sono due enclave spagnole, situate in territorio africano, l'ultimo piccolo frammento dell'impero su cui “non tramontava mai il sole”. Un quadrato di terra che per il Marocco rappresenta una ferita mai sanata, per la Spagna un costo troppo elevato, sia in termini pecuniari che politici, per i migranti una delle più comode vie di accesso all'agognata Europa.

Le partenze dei migranti, in Marocco, come in Libia o in Tunisia, vengono usate dai paesi africani per ottenere soldi dalle nazioni continentali o per regolare certi conti rimasti in sospeso. Lo scorso febbraio è scoppiata un'autentica crisi diplomatica tra la Spagna e il Marocco. Al centro della contesa l'indipendenza del Sahara Occidentale e la presenza in un ospedale madrileno di Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario, il movimento che da anni lotta per l'autodeterminazione della regione al confine con la Mauritania. In questo ingarbugliato intrigo internazionale non potevano mancare gli Stati Uniti, che a dicembre hanno accettato la sovranità marocchina sull'area del Sahara. Una decisione presa per aumentare il numero di nazioni musulmane che riconoscono Israele. La posizione europea, quella di non voler subire ricatti, è assolutamente legittima.

Sorprende che, lo stesso piglio, non sia mai stato usato per l'Italia. Quando Libia e Tunisia aprivano o chiudevano i propri confini a seconda della loro convenienza. Che si consideri il fenomeno migratorio una risorsa, un obbligo morale da espletare ad ogni costo o un problema di difesa della propria cultura e dei confini nazionali, nessuno può negare che in questi anni il nostro paese abbia dovuto affrontare da solo un'enorme emergenza. I trasferimenti in altre nazioni del vecchio continente, più volte promessi e mai attuati, sono ancora oggi su base volontaria. L'isola di Lampedusa è, oggi come nel 2016, il confine italiano e non quello continentale. Una posizione che, nel corso di questi anni, ha fomentato un atteggiamento contrario all'Unione, vista solo come una lontana congrega di burocrati. Un'Europa che, dopo la presa di posizione in sostegno alla Spagna, non potrà più voltarsi dall'altra parte di fronte al grido d'aiuto italiano.