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Migranti e vaccini, la Ue continua a mietere errori

Pietro De Leo
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Ma quanta retorica, quante false speranze, quanti rituali verbali e poco più. In poche parole, l’Europa. Un paio di settimane fa è stato dato il via, in occasione del 71esimo anniversario dalla dichiarazione Schuman, alla “Conferenza programmatica” sul suo futuro. E pare arduo definirlo, se già il presente su cui dovrebbe poggiare le basi è così molle. Nel giro di una manciata di giorni, infatti, si definisce la sembianza dell’Europa post Covid, esattamente sovrapponibile a quella precedente alla fase di pandemia. Gli eurottimisti, che avevano frettolosamente visto nella pandemia un sentiero per capire gli errori del passato e restituire slancio al percorso di integrazione, purtroppo devono rimanere smentiti.

C’è bisogno di Europa, già. Perché, pur salvaguardando la dignità dei patti bilaterali, è difficile affrontare un confronto con le superpotenze su determinate materie (basti pensare al tema del digitale) in una logica di disgregazione. Eppure l’Ue si dimostra in grado solo di bucare gli appuntamenti con la storia. Il caos vaccini ha visto lo strascico nella mancata conferma, annunciata, del contratto con Astrazeneca, che ha creato nuove difficoltà nella prospettiva degli approvvigionamenti. Una nuova ondata migratoria si sta abbattendo sull’Italia e, con un crescendo drammatico nel giro di poche ore nell’enclave di Ceuta e Mellilla e la Spagna. Ci sono interlocutori (come il Marocco e la Turchia, sempre più attiva anche nel Mediterraneo Centrale), che non usano alcuno scrupolo nell’utilizzare i flussi come arma geopolitica.

Ma l’iniziativa politica comunitaria sul tema continua ad essere molto evanescente ed inefficace, così come avvenuto nel 2014 con la commissione Juncker. Da ultimo, il riacutizzarsi della crisi Israelo-Palestinese con un’escalation di sangue di cui si è avuto tatto nell’ultima settimana. La riunione dei ministri degli Esteri europei ha redatto un documento leggerino che si limita al “cessate il fuoco” e non ha nemmeno trovato concordia piena tra i Paesi membri. Ed appare del tutto marginale rispetto alla definizione della tregua. Un bilancio amaro, che rende necessaria una presa di coscienza piena al di là di stanche formule di rito. Perché se è doveroso non essere euroscettici perché la storia impone una certa direzione, lo è altrettanto non essere euroscemi.