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Scuola, 160mila giovani hanno lasciato a causa del Covid

Christian Campigli
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Lo strumento per formare la nuova classe dirigente. Per istruire i cittadini di domani. Per renderli persone consapevoli e non sudditi dormienti. La scuola ha una funzione vitale in una società complessa come la nostra. In Italia, e non da oggi, però questo comparto diventa rilevante solo di fronte a tragedie o a notizie eclatanti. Come, ad esempio, gli sconvolgenti dati sull'abbandono scolastico nell'ultimo anno. La Comunità di Sant’Egidio ha certificato che lo scorso settembre il quattro per cento degli alunni non è  tornato a scuola. Facendo un rapido calcolo, si tratta di 160mila giovani. E il 20%, 800mila studenti, ha accumulato un numero assai rilevante di assenze. Ma non basta. Un'altra indagine, questa volta condotta da Ipsos per Save the children, ha evidenziato che, nel 28% delle classi superiori, ogni studente ha assistito – da marzo 2020 a gennaio 2021 – all’addio di almeno un compagno.

Ovvero 34mila giovani persi. Abbandonanti a loro stessi. Nel disinteresse più totale. Se si sommano le due analisi, si arriva a toccare l'incredibile soglia delle duecentomila unità. Numeri semplicemente sconvolgenti. Nel 2019 il nostro Paese aveva una percentuale di abbandono scolastico del 13,5%, a fronte del 10% di media europea. Secondo Save the Children, uno studente su tre oggi si dichiara meno preparato dell'anno precedente e quattro su dieci non riescono a trovare la giusta concentrazione per trascorrere del tempo sui libri. Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31 per cento), incerti (17 per cento), preoccupati (17 per cento), irritabili (16 per cento), ansiosi (15 per cento). I motivi di questa autentica ecatombe sono evidenti. E delineano, per l'ennesima volta, un paese diviso a metà. Le lezioni da remoto hanno amplificato le differenze tecnologiche ed economiche tra nord e sud. Basti pensare che ci sono delle zone d'Italia dove non solo non arriva la fibra, ma nemmeno l'adsl.

Va poi considerato che non tutte le famiglie possono permettersi di avere un abbonamento mensile a internet (costo medio tra le venticinque e le trenta euro) o di acquistare un computer nuovo (si oscilla tra le quattrocento e le cinquecento euro). La didattica a distanza non ha funzionato. La mancanza di un rapporto umano, visivo, col proprio insegnante ha portato molti ragazzi, soprattutto quelli meno seguiti dai propri genitori, a disinteressarsi delle lezioni. Molti, durante le spiegazioni di Leopardi o di trigonometria, giocavano alla Playstation o guardavano la televisione. Negativa anche l'assenza di socialità con gli altri componenti della classe, il quotidiano confronto, le sessioni pomeridiane di studio insieme al compagno di banco. Non va poi dimenticato che, di fatto, la paura della bocciatura è stata azzerata. Gli studenti sanno benissimo che, visto le condizioni straordinarie nelle quali si sono svolti gli ultimi anni scolastici, la promozione, al di là delle belle parole di circostanza dei ministri e dei sottosegretari di turno, verrà garantita a tutti. E così le lacune già presenti verranno amplificate all'ennesima potenza. Un problema enorme, che oggi troverà spazio nel dibattito pubblico. Per poi tornare mestamente in fondo all'agenda politica.