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Matteo Salvini, il bombardamento mediatico da sinistra che non regge

Pietro De Leo
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Una certa idea moralistica della politica ha sempre animato la sinistra italiana, con l’aggiunta di quella insopprimibile vocazione a pretendere di spiegare il mondo al prossimo. Eccola quindi affiorare nell’ultimo bombardamento mediatico contro Matteo Salvini.

Quale sarebbe stato, stavolta, il “peccato” del leader leghista? Aver constatato, pubblicamente, che sarà molto difficile per questo governo realizzare le riforme. Da lì, è partito l’additamento, che ha rispolverato il refrain o dentro o fuori”, rivolto al principale partito del centrodestra di governo.

 

 

Nel tentativo di realizzare quel sogno di “maggioranza Ursula” (centrosinistra più Forza Italia) che non dispiacerebbe a molti. Solita storia, nel modo strumentale di rendere le cose che, però, non sempre coincide con la realtà. E’ difficile, infatti, leggere nelle parole di Matteo Salvini una sorta di ultimatum al governo. Piuttosto, la fotografia della realtà, ossia che all’interno dell’assetto di unità nazionale c’è un profondo sbilanciamento. Mentre il blocco di centrodestra appare compatto, né senza troppi dissidi interni né tra forze politiche, nel versante di centrosinistra si assiste a scollamenti domestici e ad una necessità di ricostruire una proposta politica che, di volta in volta, porta ad alzare il tono del confronto.

 

 

Enrico Letta è stato eletto segretario dall’Assemblea nazionale del Pd, e non da un congresso, e le correnti interne non gli hanno risparmiato sgambetti. Peraltro, la partenza a razzo sul piano tematico, per ridare entusiasmo alla base, dopo la debacle della segreteria di Zingaretti lo ha portato a rilanciare argomenti divisivi come il ddl Zan e lo ius soli, che non facevano parte nello spettro di obiettivi indicati da Draghi nel suo discorso alle Camere per ottenere la fiducia. E poi c’è un Movimento 5 Stelle in stato catatonico, con la strutturazione della leadership intorno a Giuseppe Conte più complicata del previsto e le sofferenze per gli indubbi contraccolpi politici della vicenda riguardante il figlio di Beppe Grillo. E’ chiaro che una compagine così non ha i minuti nelle gambe per affrontare un percorso di riforme che può sottoporla ad affrontare la revisione di battaglie storiche (per esempio, in tema giustizia, la prescrizione per il Movimento 5 Stelle, l’appello per il Pd). Dare la colpa all’avversario-alleato, però, è un bluff che non può reggere a lungo.