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Alessandro Di Battista, domani il libro: "Perché sono uscito dal M5s. Grillo non la pensa più come me. Il caso Boschi"

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"Io e Beppe Grillo negli ultimi tempi non la pensiamo più allo stesso modo". Lo sostiene Alessandro Di Battista, esponente storico del Movimento 5 Stelle. Nella giornata di domani, venerdì 14 maggio, sarà in vendita il suo nuovo libro dal titolo Contro (ed. PaperFirst) e l'agenzia AdnKronos ha pubblicato in anteprima diversi interessanti passaggi del volume. "Ho le mie idee e non le ho mai barattate per nulla al mondo. Non le ho sacrificate sull’altare della convenienza politica né su quella dell’agognata tranquillità personale. Vengo accostato ai nostalgici del Conte I solo perché non mi fido del Pd e ho lasciato il M5S anche in virtù del tentativo di sciogliere la propria identità in un bipolarismo che uccide la reale speranza di cambiamento". E' uno dei passaggi significativi del libro dell'ex deputato. Racconta della telefonata tra Beppe Grillo e Mario Draghi, della comunione di intenti e della sua uscita dal partito, quando vinse il sì interno per il nuovo governo. 

Nel libro Di Battista scrive che lasciare il M5S "è stato doloroso" ma allo stesso tempo una scelta naturale "presa senza alcun rimpianto. Come nel 2013 fu naturale candidarmi alla Camera dei Deputati, così è stato naturale farmi da parte quando si è deciso di sostenere il governo Draghi, un governo che sento il dovere di contrastare". Definisce quella con il M5S una "indimenticabile storia d'amore. Il Movimento l’ho amato alla follia. Per anni siamo andati d’accordo, poi qualcosa si è rotto". Di Battista critica duramente la scelta di aderire al Conte 2, visto che in caso di elezioni il Movimento a suo avviso avrebbe avuto un'autostrada davanti e oltretutto "ci saremmo sbarazzati una volta per tutte di Renzi. Ma invece si optò per il Conte bis e la storia è andata come è andata".

Scrive che quando ha cercato di opporsi al governo con il Pd è stato descritto "come nostalgico di Salvini, sebbene fossi stato io l’esponente del Movimento a essersi scontrato di più con lui durante il Conte I". "Ho comunque dato disponibilità a entrare nel governo. 'Questa volta ci dovrai stare anche tu', mi disse Luigi Di Maio e io accettai. Lo feci esclusivamente pensando al bene del Movimento". Ma Stefano Patuanelli gli disse che il Pd aveva posto un veto su di lui: "Il modo di sbloccare la situazione c’era. Era far entrare Boschi nel governo", aspetto che lui non accettò: "Come avrei potuto permetterle di tornare ministro? Dissi a Stefano quel che pensavo e che penso tuttora: chi ha il 33 per cento non può accettare veti da chi ha preso il 18 per cento. Ad ogni modo, se per far entrare me dobbiamo accettare la Boschi, meglio star fuori entrambi".