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Immigrazione, a Lampedusa 2mila sbarchi in 24 ore. Salvini chiede un piano

Christian Campigli
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Ha riempito le prime pagine dei quotidiani per anni. Ha scavato solchi profondissimi tra i partiti e persino all'interno delle coalizioni. Negli ultimi quattordici mesi, complice lo scoppio della pandemia, è finito irrimediabilmente fuori dagli argomenti di rilievo dell'agenda politica. Fino a oggi, quando improvvisamente, il tema dei migranti e degli sbarchi a Lampedusa è tornato con prepotenza al centro del dibattito mediatico. Sono duemila le persone giunte in meno di ventiquattrore sulla piccola isola siciliana. Poco prima di mezzanotte, una motovedetta della Capitaneria ha soccorso un peschereccio con a bordo 352 persone, di varie nazionalità, a nove miglia dalla costa. In seguito, un'altra nave ha trasbordato, lasciando l'imbarcazione alla deriva, altri 87 uomini intercettati a quindici miglia.

Alle 3.20 sono sbarcati 101 migranti, fra cui dieci donne e tre bambini, soccorsi a dodici miglia. In contemporanea, sono arrivati altri 95 immigrati, e tra questi c'erano tre donne e cinque bambini. Numeri che destano preoccupazione. Anche perché, da ormai venti anni a questa parte, gli sbarchi nei mesi estivi si moltiplicano rispetto all'autunno e all'inverno. Mettendo in grave difficoltà il centro di accoglienza di Lampedusa. Matteo Salvini, dopo mesi di silenzio sul tema, è tornato a chiedere maggiore attenzione. Ieri il leader della Lega si è confrontato telefonicamente col ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, auspicando un piano di interventi per evitare una escalation degli arrivi. “L'ondata di sbarchi non è compatibile con un paese che vuole ripartire. Ne parleremo con Draghi. Al presidente del consiglio porteremo i modelli degli altri paesi europei - ha dichiarato questa mattina il segretario del Carroccio - Siccome giustamente si parla di un governo europeista e di quello che ci chiede l'Europa, chiederemo che l'Italia si comporti come si comporta la Spagna, la Grecia e la Francia. In nessun altro Paese ci sono i numeri, le dimensioni e i problemi che abbiamo in Italia”.

Come era ampiamente prevedibile, dopo alcune settimane di pax armata, all'interno dell'esecutivo guidato da SuperMario sono iniziate ad emergere le profonde differenze culturali e ideologiche tra i movimenti conservatori e quelli progressisti. I leader politici sanno che, a meno di clamorose sorprese, Draghi a febbraio diventerà il successore di Mattarella. E che, dopo un paio di mesi al massimo, si tornerà alle urne. Naturale quindi voler rimarcare distanze e differenze. Non è un caso che Enrico Letta, appena diventato segretario del Partito Democratico, abbia immediatamente rilanciato il tema dello ius soli. Dall'altro lato della barricata, Salvini e Meloni, che contestano un modello di accoglienza creato ad hoc solo “per fare soldi, per business”. Nel mezzo la piccola Lampedusa, un'autentica perla del Mediterraneo, che da anni ascolta promesse e proclami. Dai leader italiani come da quelli europei. Ma, nonostante cambino volti e maggioranze, gli sbarchi nella piccola isola siciliana continuano ad aumentare. Senza sosta.