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Il Covid ha costretto 100mila mamme a perdere il lavoro

Christian Campigli
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Usate senza pudore durante ogni singola campagna elettorale. Come simbolo della famiglia tradizionale da difendere o da superare. Promesse, parole, ma poi alla prova dei fatti una politica miope, con numeri che continuano a delineare l'estrema difficoltà delle giovani coppie italiane nel mettere al mondo dei figli. Su 249 mila donne che hanno perso il lavoro nel corso del 2020, l'anno della pandemia, ben 96 mila sono mamme con bambini minorenni. Tra di loro, quattro su cinque hanno bimbi con meno di cinque anni. Sono quelle madri che, a causa della necessità di seguire i più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. La quasi totalità - 90 mila su 96 mila - erano già occupate con impieghi part-time prima della pandemia.

Alla vigilia della festa della mamma, Save The Children lancia per il sesto anno consecutivo il rapporto “Le Equilibriste 2021”. Un'attenta analisi con la quale viene confermato il divario tra nord e sud anche rispetto alla condizione delle genitrici. Campania e Calabria sono il fanalino di coda, mentre ai primi posti, come avviene dal 2012, ci sono ancora una volta le province autonome di Bolzano e Trento, seguite quest'anno dalla Valle d'Aosta, che si posiziona davanti alla moderna Emilia Romagna. Anche quest'anno, Save the Children ha raccolto in un video le storie di alcune madri che hanno voluto condividere la propria situazione. L'organizzazione internazionale presente in 125 paesi del mondo le definisce “equilibriste”. Esperienze di donne che durante la pandemia raccontano davanti alla telecamera della paura di affrontare una gravidanza, o delle difficoltà nel conciliare i compiti di genitrice con lo smart working e la dad dei propri figli.

Senza dimenticare l'ansia di non riuscire a trovare un impiego dopo averlo perso, oppure di svolgere un lavoro in presenza, anche se ridotto, mentre le scuole erano chiuse e la prole a casa. Una ricerca approfondita, densa di numeri ma soprattutto di storie e, di conseguenza, di vita reale. Come era ampiamente prevedibile il Covid ha amplificato in modo esponenziale le differenze sociali ed economiche presenti nel nostro Paese. Da sempre indietro per strutture, bonus e differenza di costi degli asili rispetto alla Germania, alla Francia, per non parlare dei paesi nordici, Svezia e Danimarca in primis. E così le donne hanno pagato lo scotto più grande durante e, verosimilmente anche al termine, della più imponente pandemia dai tempi dalla Spagnola. Già lontane anni luce dalle opportunità e dai guadagni dei maschi, hanno dovuto accudire i figli, costretti in casa per la didattica a distanza. Le più fortunate sono state costrette a trascorrere otto ore davanti al computer, in smart working, e, contemporaneamente, controllare i propri cuccioli. Una ricerca, quella di Save The Children, che dimostra ancora una volta come la strada verso una vera parità di genere sia ancora in salita e piena di ostacoli. E non può non tenere conto dell'altra emergenza nazionale: la decrescita demografica e gli insignificanti aiuti destinati alle famiglie.