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Riaperture, ecco le categorie dimenticate che aspettano risposte

Pietro De Leo
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Nelle ultime ore sembra che l’Italia muova dei passi avanti verso il ritorno alla vita, suffragate da dichiarazioni governative molto rilevanti. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha, sostanzialmente, prospettato la riapertura della stagione turistica; il ministro degli Affari Regionali Maria Stella Gelmini ha spiegato a Sky Tg24 come funzionerà il green pass per potersi spostare e il titolare della Farnesina Di Maio ha affermato che il governo sta lavorando per “superare totalmente il coprifuoco”.

A far da base a tutto questo, una campagna vaccinale  notevolmente migliorata, raggiungendo quota mezzo milione, ed i cali dell’impatto ospedaliero del Covid che sono evidenti. E’ come se i refoli di normalità cominciassero a spirare dal domani. Positivo, senz’altro.

E però tutto questo non può né deve essere approcciato senza una logica di sistema, ignorando i “lasciati indietro” dalla prima fase di allentamento. Ci sono molte categorie che, ancora oggi, aspettano delle risposte. A partire dalle palestre e piscine, rimaste ferme un giro nella prima tranche di riaperture iniziata il 26 aprile. Proprio sulla possibilità che anche questi comparti possano ricominciare a lavorare, osservando precisi protocolli di sicurezza, ieri si è pronunciato il mondo politico in un assetto bipartisan. D’altronde, se al mondo della cultura, come musei e cinema, pur tra regole ferree da rispettare è stato consentito di ripartire, la serrata del mondo del fitness risulta francamente incomprensibile, considerando anche la funzione di prevenzione che il movimento fisico può esercitare su alcune malattie (ad esempio quelle cardiovascolari).

Da ultimo c’è il comparto della notte, del tutto fermo dall’estate scorsa. Altro tema, poi, è quello di norme rimaste in vigore e che mettono in difficoltà altri settori. Il primo punto, senz’altro, è quello dei centri commerciali, che al momento devono tenere le serrande abbassate nei fine settimana. Prescrizione non proprio logica se si considera che con la bella stagione (per fortuna), ricomincia l’afflusso nei parchi e nelle spiagge. Regola ulteriore da rivedere è quella del divieto di consumo al banco nei bar. Come noto, gli esercizi si sono dotati da tempo di barriere di plexiglass che separano individualmente i clienti, e le strutture più grandi hanno addirittura ideato percorsi sperati di entrata e di uscita. Temi ed obiettivi rimasti in sospeso, ma se si innesca un’aspettativa su un macrotema come il turismo sarebbe un errore –drammatico nel conto economico- relegare di nuovo questi settori nel “girone dei dimenticati”.