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Napoli, documenti falsi ai migranti: banda sgominata. Indagini dopo attentati a Parigi

Christian Campigli
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Nessun filtro, nessun pudore, nessuna morale. A persone desiderose di cambiare vita come a terroristi pronti a farsi esplodere. Tutto per soldi, con buona pace di basilari concetti come la sicurezza e i controlli necessari per gestire un fenomeno complesso come quello migratorio. Questa mattina, mercoledì 5 maggio, sono state notificate quattordici misure cautelari nei confronti di un gruppo criminale che, a Napoli, favoriva l'immigrazione clandestina producendo, dietro compenso, documenti falsi (certificati di residenza, dichiarazioni di ospitalità, certificati di conoscenza della lingua italiana, contratti di lavoro, iscrizioni alla camera di commercio come commerciante, dichiarazioni reddituali fasulle e nullaosta alloggiativi) per ottenere i permessi di soggiorno per l'Italia e, quindi, anche per le altre nazioni europee dell'area Schengen.

Le indagini sono scattate dopo gli attacchi terroristici in Francia e in Belgio (tra il 2015 e il 2016), come il blitz alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015 e l'attentato al teatro Bataclan del 13 novembre 2015. Tra i reati contestati ai trenta indagati dalla procura di Napoli associazione a delinquere finalizzata a favorire l'immigrazione clandestina, corruzione, falso ideologico e materiale. Al vertice dell'organizzazione sedevano il pakistano Iqbal Naveed (proprietario anche di un internet point sequestrato), per il quale è stato disposto il carcere, e il marocchino Lahoussine Chajaoune, per il quale il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari. L'organizzazione si estendeva ben oltre i confini italiani: gli indagati erano infatti in contatto con uomini e donne residenti in Belgio e Francia. La base dell'organizzazione era stata collocata nell'internet point di Naveed.

Il raggruppamento operativo speciale (detto comunemente Ros) dei carabinieri del capoluogo campano, pochi giorno dopo l'attentato parigino al settimanale Charlie Ebdo, ha iniziato a monitorare ambienti e settori di Napoli che già in passato avevano dimostrato di offrire alle organizzazioni terroristiche internazionali appoggi logistici. Gli uomini in divisa hanno raccolto prove relative ad almeno centocinquanta casi di persone che si sono rivolte alla banda per entrare illegalmente nel territorio italiano. Secondo le prime indiscrezioni, la banda non sarebbe riuscita a garantire a tutti i documenti a prova di controllo. I clienti di questa organizzazione  arrivavano a Naveed grazie al passaparola tra extracomunitari, e pagavano tra i duecento e i cinquecento euro, a secondo della tipologia di documento e della nazione di provenienza. Il gruppo poi girava tra venti e cinquanta euro ad un dipendente comunale che facilitava il rilascio degli attestati. Se l'immigrato si trovava all'estero pagava tramite un semplice bonifico bancario o attraverso la hawala, il prestito fiduciario e, magicamente, si vedeva recapitare alla propria abitazione il permesso di soggiorno. Un'indagine che potrebbe riservare delle ulteriori sorprese. Non è escluso che alle spalle di Naveed possano esserci altri italiani, attratti dai facili guadagni rispetto ai modesti rischi da correre. Persone senza scrupoli, pronte a tutto. Persino a far entrare terroristi in Italia.