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Bologna, uccisa e gettata a pezzi tra i rifiuti. Poi il fidanzato si è impiccato

Christian Campigli
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Sognava di diventare infermiera. Di aiutare le persone in difficoltà. I malati, gli anziani. Di vivere nel nostro Paese, integrarsi e magari formare una bella famiglia. Una speranza infranta di fronte alla folle violenza di chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla. È una storia di orrore e morte quella che giunge da Bologna. Prima l'avrebbe uccisa, poi fatta a pezzi e gettata in un cassonetto dell'immondizia. Tornato a casa, si sarebbe impiccato. E' questa l'ipotesi alla quale sta lavorando la squadra mobile di Bologna sul ritrovamento avvenuto questa mattina, 3 maggio, alla periferia della città, del corpo di una donna, in una vicenda nella quale rimangono però alcuni punti da chiarire. Emma Pezemo aveva 31 anni, veniva dal Camerun e studiava nel capoluogo emiliano per diventare operatrice socio sanitaria. Era fidanzata con Jacques Honoré Ngouenet, 43 anni, anche lui del Camerun.

Ieri hanno trascorso insieme la giornata. Quando Emma non è tornata a casa, stamani, le sue coinquiline si sono preoccupate e hanno chiamato il suo compagno, che ha detto loro di non sapere nulla e di condividere la stessa preoccupazione. Un atteggiamento normale, lucido, da persona innamorata. Almeno in apparenza. Le giovani, non convinte, hanno deciso di telefonare immediatamente alla polizia, per denunciare la scomparsa dell'amica. Nonostante le coinquiline abbiano raccontato agli uomini in divisa di un rapporto sereno, gli agenti della squadra mobile sono subito andati a casa di Jacques, trovandolo però impiccato. Ma l'orrore, se possibile, non era ancora giunto al termine. Pochi minuti più tardi alcuni residenti della zona hanno segnalato tracce di sangue su un cassonetto. I poliziotti, giunti rapidamente in via Togliatti, hanno dovuto far luce su un macabro ritrovamento: in mezzo all'immondizia, gettato come la spazzatura del giorno, faceva capolino il corpo di Emma.

Smembrato in mille pezzi, probabilmente con un'ascia o una grossa mannaia. A far pensare che si tratti di un omicidio-suicidio è soprattutto un biglietto che l'uomo ha lasciato. Scritto in francese, dalle frasi un po' sconclusionate, conterrebbe, secondo gli investigatori, elementi che indicherebbero le sue responsabilità nella morte della studentessa. Le indagini, ovviamente, non si fermano e ulteriori indicazioni arriveranno nei prossimi giorni dalle autopsie dei due cadaveri. Si cercheranno riscontri a quella che, al momento, sembra la spiegazione del giallo: un uomo che ha ucciso la fidanzata, ha inferito sul suo corpo e  poi ha deciso di uccidersi. Se qualche elemento dovesse però mettere in dubbio questa ricostruzione, lo scenario che si aprirebbe sarebbe ancora più inquietante. E pieno di punti interrogativi. Tra gli elementi significativi non va dimenticato che Jacques era attualmente ospitato in una comunità, in cura per alcuni problemi psichiatrici. Forse proprio questi disturbi mentali sono alla base del folle gesto. Che ha strappato il futuro ad una giovane studentessa, che sognava solo di aiutare gli altri, vivere nel nostro paese e costruirsi una famiglia.