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Covid, Crisanti e Galli virologi pessimisti: ipotesi quarta ondata

Pietro De Leo
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E’ oramai una costante del racconto pubblico del Covid, ed è il riflesso condizionato che scatta ad ogni allentamento delle restrizioni, che sia applicata o soltanto annunciata. Si tratta della contraerea dei virologi sul pericolo di nuove ondate, di conseguenze disastrose, tracciando una prospettiva fosca e quasi catastrofica. Rilasciando così nell’atmosfera di un’opinione pubblica già fiaccata messaggi terrorizzanti sempre nuovi e dall’asticella sempre più alta. Proprio in questi giorni gli italiani assaporano le prime, flebili riaperture. I social si affollano di selfie e immagini con l’aperitivo e il pranzo all’aperto ritrovati, il gusto di nuove chiacchiere in relax. La campagna vaccinale con quel che passa il convento cresce e il responsabile della macchina, il generale Figliuolo, ha annunciato l’arrivo, entro oggi, di altre 2.5 milioni di dosi nell’hub di Pratica di Mare.

La maggioranza trova l’accordo su un “tagliando” per il coprifuoco nel mese di maggio, aprendo la possibilità di rivedere l’ “ore 22 tutti a casa”. Eppure è stato spolverato, come una fuoriserie di nuova fabbricazione cui si toglie il telo di copertura, il nuovo brand della fazione più “pessimista” degli scienziati. La quarta ondata.  A lanciarlo è stato il microbiologo Andrea Crisanti, in un’intervista a La Stampa: “di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una nuova ondata, ma assai realistico”. E ha aggiunto: “la dinamica del virus è complessa. Da una parte ci sono le restrizioni dei mesi scorsi, che per altre due o tre settimane modereranno la curva, ma dall'altra arrivano i nuovi contagi dovuti alle riaperture, agli aperitivi, alle visite agli amici e alle scuole, i cui risultati rimarranno invisibili per qualche tempo ed esploderanno a fine maggio. Il periodo di latenza illuderà che tutto stia filando liscio, ma sarà solo un effetto ottico".

Nella staffetta del terrore il testimone è stato prontamente raccolto da Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, a “L’Aria che tira”, il quale si è detto certo: “Crisanti non parla mai a vanvera”. Lo stesso Galli che, come noto, non disdegna nella trance agonistica da tv esondazioni in campo politico. Così come definì “una follia” le elezioni amministrative lo scorso settembre, allo stesso modo ha stigmatizzato la mozione di sfiducia presentata da Fratelli d’Italia a Roberto Speranza. La chiave di lettura di tutto l’ha fornita, limpidamente, l’altro medico oramai protagonista dei teleschermi, Matteo Bassetti (iscritto invece alla corrente degli aperturisti), il quale ha ammesso l’attrattiva che esercitano su di lui le telecamere. Tratteggiando questa nuova figura del mondo ridisegnato dal Covid: il camice bianco icona pop. Pronto ad intercettare gli opposti umori sprigionati dal comune sentire, derivanti spesso da opposte necessità e di conseguenza raccolti dalla politica. Chi vuol tutto chiuso e chi vuol ripartire. Chi ha bisogno che si riparta e chi può farne a meno. Ma, a questo punto, non c’è da esser più tanto convinti si tratti di scienza.