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Riaperture e coprifuoco, scoppia un mezzo incendio politico

Pietro De Leo
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E’ un day after complicato, quello sul decreto riaperture. Il coprifuoco, in realtà, è una nemesi di metafora visto che innesca un mezzo incendio politico. La Lega, come noto, si è astenuta sul provvedimento in Consiglio dei Ministri principalmente per il fatto che il “tutti a casa” è rimasto alle 22.

Ma il malcontento corre le scale istituzionali, anche le regioni sono in trincea e oggi il ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini ha specificato che in realtà la data del 31 luglio non è tassativa, ma sarà sottoposta a periodica revisione sulla base dei dati. Anzi, dalle parole del ministro sembra non esclusa neanche l’eventualità che la regola possa essere tolta. Il fatto è che, ora dopo ora, si scandiscono le dichiarazioni pubbliche di malcontento da parte delle categorie coinvolte dalle norme. La Fipe Confcommercio, che rappresenta il comparto dei pubblici esercizi, sostiene che con queste norme metà delle imprese non potrà lavorare.

 

 

 

 

Il riferimento è al divieto di utilizzare gli spazi interni, oltre, ovviamente, agli strali sul coprifuoco. Poi ci sono tutti i settori che ancora non possono riaccendere i motori. La Fiepet Confesercenti, definisce “inaccettabile” che nel decreto “sia scomparso qualunque riferimento al mondo della notte”. Il  settore del wedding addirittura scenderà in piazza, manifestando il 26 aprile. L’istanza è quella di chiedere all’Esecutivo “la garanzia di ripartenza certa dei matrimoni a maggio 2021”.

Fa il consuntivo dei danni subiti anche il comparto delle palestre e piscine: 12,5 miliardi persi in un anno, e 200 mila operatori che rischiano il posto di lavoro. Insomma, per quanto, dopo la decisione della cabina regia, sembrava esserci l’innesco di un cambiamento, la traduzione normativa delle intenzioni genera malcontento. E i partiti di maggioranza ora mirano alla correzione di rotta, quantomeno nel passaggio parlamentare. Un pool di deputati del Movimento 5 Stelle, per esempio, esprime “forte delusione” per la mancata ripartenza del settore matrimoni. Da Forza Italia arrivano molteplici prese di posizione su vari aspetti del decreto. Antonio Tajani, coordinatore nazionale del partito, chiede che la verifica sul coprifuoco venga effettuata “entro 10 giorni”.

 

 

 

La vicepresidente del gruppo alla Camera Annaelsa Tartaglione si concentra sul settore palestre, le cui istanze “non si possono ignorare”, considerando, oltre alla questione economica, anche “il loro ruolo sociale e di prevenzione verso molte patologie” che l’attività di fitness svolge.  Il capogruppo di Montecitorio Roberto Occhiuto mette le cose in chiaro sulla posizione degli azzurri: “Lavoreremo in Parlamento per migliorare il testo del provvedimento. Ma ci aspettiamo di avere delle risposte positive alle nostre proposte: non si dia per scontato che durante il passaggio alle Camere del decreto Forza Italia sarà d'accordo su tutto”. Un giorno dopo turbolento, che il Pd pare guardare con il binocolo dal Pianeta del Sapone, concentrandosi nell’evocare un “Papeete bis” per via dell’astensione dei ministri leghisti disposta da Salvini. E sacrificando alle suggestioni politiche, come al solito, i problemi veri del Paese