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Il coprifuoco rischia di affondare la stagione turistica

Pietro De Leo
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C’è un braccio di ferro che infuria mentre la clessidra scorre verso il Consiglio dei Ministri che deciderà la disciplina delle riaperture a partire dal 26 aprile ed è la prospettiva del coprifuoco che, secondo la bozza del provvedimento, è stato fissato alle 22 fino al 31 luglio. Una data che ha creato un nuovo fronte politico e, soprattutto, ha suscitato la riprovazione del comparto della somministrazione e del turismo. Il ragionamento è molto semplice: con il tutti a casa alle 10 di sera, rischia di saltare anche la stagione estiva, dopo che è accaduto con il Natale, la Pasqua e per quanto riguarda gli impianti sciistici, anche quella sulla neve. Sul tema, per esempio, il presidente della Confcommercio, Rimini, uno dei templi dell’estate italiana, ha denunciato: “Qualcosa deve accadere, il turismo sta per morire”. E ha dato testimonianza di come in Germania i telegiornali già stiano confezionando servizi sulle “vacanze italiane con il coprifuoco”.

Voce a cui si aggiunge l’associazione degli albergatori della città della riviera, dal suo canto, che denuncia: “Se il coprifuoco dovesse andare avanti fino alla fine di luglio meglio che il governo dica agli albergatori di chiudere direttamente”. Federalberghi Veneto osserva: “Ostacoli ovunque, e un coprifuoco che non lascia spazio di manovra: così le riaperture saranno più difficili”. Anche la sezione siciliana dell’associazione si allarma: "Con un'estate con il coprifuoco in Italia, la possibilità di vacanze all'estero rischia di diventare una certezza". Chiaro che questo fatto economico stia catalizzando anche l’attenzione politica. Ci sono le regioni, che nelle loro osservazioni al decreto propongono di spostare l’ora x alle 23. E poi ci sono i partiti di maggioranza, con il centrodestra che si schiera per rivedere questo limite. Su tutti, da giorni, il leader della LegaMatteo Salvini, che addirittura ha minacciato di non votare il provvedimento in mancanza dell’estensione del coprifuoco. 

Anche la quota moderata della maggioranza è su questa posizione. Dall’Udc, Antonio De Poli osserva: “Al governo chiediamo di cancellare il coprifuoco delle 22”. Da Forza Italia, la capogruppo al Senato Annamaria Bernini ragiona che fissare il limite un’ora dopo, alle 23, sarebbe “una proposta ragionevole”. Sempre tra gli azzurri, la senatrice Licia Ronzulli vede nel posticipo di un’ora la possibilità per i ristoranti di poter organizzare un secondo turno a cena, mentre la vicepresidente del gruppo alla Camera suggerisce di “rivedere questa regola-limite, accompagnandola ai presupposti di protocolli di sicurezza in hotel, ristoranti e locali”. Insomma, un punto di caduta da trovare per salvare un comparto che, solo nel 2020, ha fatto segnare perdite per 53 miliardi. E con il puntello di una campagna vaccinale che, almeno si spera, continui a migliorare il suo trend.