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M5S, il sogno nato sul web e morto in rete col video di Beppe Grillo

Pietro De Leo
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Dal web nacque il sogno del Movimento 5 Stelle, e sul web si compie quello che, in sostanza, è l’atto finale. Il tema è, ovviamente, il video con cui Beppe Grillo si lancia in un’accorata difesa del figlio, sotto inchiesta assieme ad altri amici per presunto stupro su una ragazzina. Lamenta, Grillo, la gogna mediatica cui è stato sottoposto nelle ultime settimane il figlio (oramai siamo alla fase di chiusura delle indagine), per una vicenda risalente a due anni fa, estate 2019.

 

 

 

Niente da dire sul pathos, lo slancio umano di un padre che con l’anima incandescente di lancia a difesa del figlio. Molto da dire, invece, per il modo in cui cerca di asfaltare la posizione della presunta vittima, su cui getta un cono del sospetto per il fatto che ha denunciato la violenza non nell’immediato in cui sarebbe stata commessa ma alcuni giorni dopo. Molto da dire, anche, per il garantismo rabbioso eruttato da Beppe Grillo, che costiutuisce il consuntivo di questi lustri di storia del Movimento. Una realtà politica che inizia e finisce sugli istinti umani, e proprio per questo non destinata a costruire nulla di buono.

 

 

 

Giustizialismo urlato, intransigente, vorace quando finisce sotto inchiesta un nemico politico oppure il riferimento di quegli universi (come quello bancario o quello imprenditoriale) cannoneggiati da quella specie di ideologia neoproletaria che il Movimento voleva mettere in piedi. A questo si agganciava la presunzione di superiorità morale, di essere migliori, più puliti, diversi. L’altro tema, invece, è il garantismo. Calpestato senza remora per gli altrui patimenti, messi sul ventilatore mediatico. Abbracciato con disperazione, enfasi e dogmatismo quando invece le inchieste riguardano i propri esponenti. Ne abbiamo visto una versione edulcorata quando i guai giudiziari colpivano Virginia Raggi. Ora, con Grillo j.r, assistiamo alla sua sembianza più esasperata messa in scena dal fondatore, oggi “garante” del progetto politico. Con tutti i suoi protagonisti istituzionali o para-istituzionali incapaci di governare gli eventi. Un autore della sinistra francese, Stephane Hessel, morto dopo quasi un secolo di vita, scrisse due fortunati pamphlet. Uno si intitolava “Indignatevi”, l’altro “Impegnatevi!”. Sostiene, nei suoi lavori, che prima dell’indignazione serve un ideale, dopo l’indignazione serve un’idea di società. Il Movimento non aveva né l’uno, né l’altra. Per questo assistiamo alla morte di quel progetto originario, che già oggi non esiste più.