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Covid, i medici pro restrizioni dimenticano la crisi sociale dell'Italia

Pietro De Leo
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 E’ oramai regola non scritta che da un anno a questa parte ogni qualvolta si prefiguri un allentamento delle restrizioni anti Covid a quel punto scatta la contraerea. Ad opera di quella parte del mondo scientifico le cui tesi alimentano sensibilmente le argomentazioni dei “chiusuristi”, e di quanti, nel campo politico, sembrano non considerare con il dovuto peso gli effetti collaterali (anche clinici, specie dal punto di vista psicologico) di un lockdown ad oltranza. Così ecco Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare all’Università di Padova: “I numeri non giustificano queste decisioni del governo”, ha detto a proposito della prospettiva di allentamento del 26 aprile. E ha affondato: “Siamo governati da persone che non hanno gli strumenti conoscitivi giusti”.

Ieri, in un’intervista a La Stampa, è stato ancora più esplicito: “Riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale”. E nel panorama non poteva mancare Massimo Galli, direttore del reparto di Infettivologia del Sacco di Milano. “Rischio calcolato? Calcolato male” si è detto certo, commentando ad Omnibus le parole utilizzate dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, per annunciare le riaperture. E ha aggiunto: “Rimango in allerta e con grande preoccupazione”. Più moderato, invece, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, che ha detto come la decisione “sicuramente potrà avere un prezzo da pagare”.

Mentre assai perentorio è l’allarme lanciato dall’Annao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri: “E' assai probabile che dalla metà di maggio vedremo risalire la curva e gli ingressi negli ospedali, già molto sotto pressione”. E fanno un preventivo: “Il rischio è che salti tutta la stagione estiva”. Ovviamente da un anno i medici e i virologi parlano, esternano, dichiarano a compartimenti stagni, ossia senza tener conto della grande crisi sociale che fende l’Italia, con interi settori oramai non più in grado di reggere l’urto di un lockdown quasi continuativo. A questo punto, l’unica speranza è nel trend della campagna vaccinale. Il numero che ha sfiorato quota 360 mila somministrazioni, indica che la strada verso quota mezzo milione non è preclusa, nonostante tutti gli incidenti di percorso.