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Covid, la scuola è uno dei settori più colpiti. Finalmente ora si cambia

Christian Campigli
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Scopo della scuola è quello di sostituire una mente vuota con una aperta. La massima dell'editore statunitense Malcolm Forbes deve essere sfuggita ai ministri del governo dei migliori. Perché se c'è un settore della vita pubblica che ha risentito delle conseguenze nefaste del Covid, quello è senza ombra di dubbio l'universo scolastico. Durante il primo lockdown del 2020 gli istituti sono rimasti chiusi. Provocando una serie di problemi di indubbia grandezza sia agli studenti che ai loro genitori. Basti pensare a chi ha bambini piccoli, in età da asilo nido o materna. Che sono rimasti in casa, magari attaccati alla televisione per otto ore al giorno. Chi ha dovuto lavorare in smartworking ha avuto difficoltà di concentrazione evidenti. I bimbi di quell'età pretendono attenzioni continue, e se si trovano nella stessa stanza non possono comprendere il motivo per il quale la mamma trascorre del tempo davanti ad un monitor e non li considera adeguatamente.

Senza dimenticare i bonus baby sitter, arrivati in ritardo e a singhiozzo. Chi ha potuto, ha scaricato sui nonni buona parte di questo impegno. Con l'inizio del nuovo anno, la scuola dell'infanzia è rimasta sempre aperta. Ma bastava uno starnuto per ricevere la temuta telefonata. “Suo figlio ha il raffreddore, dovete venire a riprenderlo con la massima urgenza”. Nuovo giro, nuova corsa. Uno dei due genitori a quel punto doveva chiedere un permesso, scappare dall'ufficio e precipitarsi a scuola. E sperare che il raffreddore (un malattia rarissima, che nessuno contrae mai durante l'inverno) passasse in due giorni. Altrimenti diventava indispensabile per tornare in aula il tampone o il certificato di un medico. Aumentando l'età degli studenti i problemi non diminuiscono. Anzi. Basti pensare ai liceali, alle lezioni a distanza, le interrogazioni farsesche (alcuni insegnanti hanno preteso che gli alunni fossero bendati) e gli esami di maturità il cui esito è scontato. Verranno promossi tutti, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo.

Un azzeccagarbugli qualsiasi, nel paese dei cavilli, riuscirebbe con un paio di carte bollate a trasformare la bocciatura in una promozione con tanto di scuse. Oggi il premier Mario Draghi ha regalato un sorriso ai genitori italiani. “Dal 26 aprile le scuole riapriranno completamente in presenza nelle zone gialle e arancioni”. Non solo, da quanto emerso dalla cabina di regia l'esecutivo ha deciso di riportare in aula tutti gli studenti anche nelle zone rosse fino alla terza media e al 50% alle superiori. Anche gli scrutini subiranno delle modifiche. Verranno anticipati dal primo di giugno. Alla base di questa scelta c'è la volontà di non appesantire le scuole di ulteriori incombenze amministrative in vista degli esami di stato e preparare il terreno ai recuperi estivi. Ogni genitore italiano si augura che il piano vaccinale possa accelerare, come promesso quotidianamente dal ministro della salute, Roberto Speranza. Che i problemi tornino ad essere i cattivi voti e le difficoltà di apprendimento. E non le chiusure, le lezioni al computer e gli esami farlocco E che la scuola, come diceva Roberto Vecchioni, ricominci ad insegnare il bello, a divulgare l'armonia, a spiegare il senso dei valori.