Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Inchiesta 'ndrangheta in Toscana: indagato capo gabinetto di Giani

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

Un autentico terremoto. Che rischia di avere dei risvolti politici imprevedibili. E che dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, che le organizzazioni mafiose sono forti e radicate anche in Toscana. Un'operazione articolata della direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri di Firenze ha fatto luce sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel Granducato grazie a tre filoni d'inchiesta, al termine dei quali sono state arrestate ventitré persone. Le ipotesi di reato vanno dall'inquinamento ambientale al narcotraffico internazionale, dall'estorsione all'illecita concorrenza. Tutti reati aggravati sia dall'agevolazione che dal metodo mafioso “in favore di potenti cosche di 'ndrangheta” fra cui i Gallace di Guardavalle (Catanzaro). Le infiltrazioni vanno dal Mugello, al distretto conciario di Santa Croce sull'Arno (Pisa), dal Valdarno fino al porto di Livorno. Secondo la tesi accusatoria, le ceneri di risulta dei rifiuti conciari denominati “Keu” e altamente inquinanti, sarebbero state miscelate con altri materiali e riutilizzate in attività edilizie. Invece di essere smaltiti come rifiuti speciali, venivano aggiunti al cemento. Circa 8.000 tonnellate sarebbero state usate nel quinto lotto della Strada 429 della Valdelsa.

Un altro filone ha fatto emergere un importante giro di droga. Le persone arrestate sono indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, sub-appalto irregolare, nonché associazione finalizzata al traffico internazionale di droga, detenzione a fini di spaccio e favoreggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso. La cocaina entrava in Italia attraverso il porto di Livorno. La costa dei Gallace avrebbe preso il controllo di una storica azienda del Mugello, la Cantini Marino srl di Vicchio, aggiudicandosi così numerose ed importanti commesse pubbliche. Sotto indagine anche i sono legami, che gli investigatori definiscono “di comodo” con la “pubblica amministrazione aretina (Consorzio Bonifica Valdarno) per l'assegnazione diretta di lavori per importi contenuti, su cui sono in corso approfondimenti”.

Ma l'inchiesta Kue ha avuto anche un risvolto politico. C'è infatti anche Ledo Gori tra gli indagati nell'inchiesta della Dda di Firenze. Al capo di gabinetto del presidente della Regione Toscana viene contestato il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio. Per la procura, Gori si sarebbe reso disponibile a soddisfare le richieste del gruppo criminale, composto tra l'altro dai vertici dell'associazione conciatori di Santa Croce sull'Arno, in cambio dell'impegno da parte degli imprenditori di chiedere esplicitamente al candidato a presidente della Regione Eugenio Giani - estraneo alle indagini -, e poi allo stesso Giani come presidente eletto, di confermarlo nel suo incarico come capo di gabinetto. Indagati anche il consigliere regionale del Partito Democratico, Andrea Pieroni, il dirigente della Direzione Ambiente della Regione Toscana Edo Bernini ed il sindaco di Santa Croce Giulia Deidda. Un'inchiesta che ha sollevato un vespaio di polemiche. Anche perché, proprio ieri, la maggioranza ha respinto la richiesta dell'opposizione di istituire una commissione sulle infiltrazioni mafiose. Bollata come “non necessaria”. Chissà quante volte, nelle ultime ore, il governatore, i suoi assessori e i consigliere del Pd al Palazzo del Pegaso avranno ripensato a quella scelta.