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Salvini sulla giustizia: "Indegno ciò che subisce Berlusconi. A Siena tanto da capire"

Pietro De Leo
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I dettagli, anche in politica, sono decisivi. E certi passaggi che a una prima analisi sembrano secondari in realtà hanno un contenuto pieno. E’ accaduto così che oggi 13 aprile, in una conferenza stampa, Matteo Salvini abbia dedicato alcune parole a Silvio Berlusconi, che è ancora ricoverato al San Raffaele di Milano. “L'unico al processo vero sono io e anche Berlusconi L'ho sentito sia ieri che l'altroieri. Adesso i suoi avvocati mi chiederebbero di star zitto e quindi taccio, ma comunque penso che non sia degno di un paese civile quello che sta subendo ancora in questo periodo, in diverse procure, e penso che a Siena ci sia tanto da capire, non niente da capire…". Il riferimento è al processo Ruby Ter.  La sottolineatura che fa Salvini è chiara. I guai giudiziari che affliggono il leader di Forza Italia (nonostante l’età, gli acciacchi e una persecuzione che ha percorso tutti i 27 anni dell’impegno politico) si agganciano a quelli che martellano ancora il segretario della Lega, dopo la richiesta di archiviazione che qualche giorno fa la Procura di Catania ha avanzato sul caso della Nave Gregoretti.

“La cosa bizzarra – ha proseguito Salvini - è che sabato ho un’altra udienza per un altro sbarco, per un fatto sostanzialmente identico in un periodo identico, ma in un’altra Procura, a Palermo”.  Non è uno sfogo, ma una notazione politica di una continuità “giudiziaria” tra due leadership del centrodestra, maturate in momenti differenti della storia del nostro Paese ma comunque accomunate dall’aggressione delle toghe, con la complicità politica dei partiti della sinistra nelle loro varie evoluzioni. Il giustizialismo assiso nelle Aule parlamentari costò a Berlusconi la defenestrazione dal Senato nel 2013, per applicazione retroattiva della legge Severino. E, oltre cinque anni dopo, ha aperto le porte del Tribunale per Matteo Salvini, messo sotto inchiesta per le sue azioni da ministro dell’interno, in una dinamica che ha sancito un precedente molto grave nell’equilibrio tra poteri: la sindacabilità giudiziaria delle scelte di governo.

Nell’uno e nell’altro caso la democrazia ne esce impoverita. Berlusconi è un leader votato da milioni di elettori esautorato dal proprio scranno parlamentare. Salvini è un leader che aveva promesso agli elettori di contrastare l’immigrazione clandestina e poi si è trovato sotto processo per averlo fatto una volta avuta la possibilità. Il dato giudiziario, però, nel filo rosso che collega Berlusconi a Salvini (ossia di leader alternativi alla sinistra contro cui si è riversata una costante azione delle toghe) si traduce anche in una comunanza politica, che si conferma anche nel comune sostegno al governo Draghi, mentre Giorgia Meloni ha scelto l’opposizione. E sancita da quella foto scattata in una delle recenti, rare, trasferte di Berlusconi a Roma. Lui e Salvini seduti a portata di obiettivo, in un vertice a due che segna una sinergia sempre più stretta tra Forza Italia e la Lega. Anche in prospettiva.