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Il centrodestra compatto contro il ministro Speranza

Pietro De Leo
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Eh no, ora non è più un braccio di ferro, suggestivo magari per quel racconto della politica sempre affamato di duelli. Non è più, o meglio, non è più soltanto Salvini contro Speranza. Il leader della Lega bandiera degli aperturisti avverso il ministro della Salute ortodosso delle serrande abbassate. Ora la manovra è a tenaglia, e si stringe attorno all’esponente di Articolo 1 che è riuscito a passare il guado tra governo Conte e governo Draghi. Saranno forse le nuove rivelazioni sull’affaire del mancato aggiornamento del piano pandemico, che chiamano in causa gli apici della struttura ministeriale. Oppure l’anima viva dell’economia del Paese, il mondo dei ristoratori, dei baristi, degli imprenditori del turismo che premono per un cronoprogramma sul riavvio delle attività ancora ignoto.

 

Fatto sta che tutto il centrodestra, ieri, a varia gradazione ha cominciato a tamburellare sul ministro della Salute. Salvini, in continuità con le esternazioni dei giorni scorsi, riferendosi all’esperienza dell’Esecutivo Conte, punge: “mi spiace che chi era al governo non abbia fatto tutto quello che poteva e doveva”. E poi va nello specifico: “chiedete al ministro Speranza, che ha trovato anche il tempo di scrivere un libro, poi per vergogna ritirato durante la pandemia”. Ma strali arrivano anche dall’ala moderata del centrodestra governativo. Esplicito un comunicato di Cambiamo!, formazione di Giovanni Toti: “Draghi – fanno notare - gestisce le riaperture, non Speranza”.

Da Forza Italia (che chiede da settimane la possibilità di fare un “tagliando” sulle attività a metà mese), parla il deputato Dario Bond: “Con l’arrivo del presidente Draghi e del generale Figliuolo c’è stato un cambio di passo nella gestione dell’emergenza sanitaria. L’unico legame con la fallimentare esperienza del governo Conte 2 è la presenza del ministro Speranza, che dovrebbe ammettere gli errori fatti fino ad ora”. Insomma, oramai è chiaro come sia un intero blocco a puntare sul ministro della Salute. E considerando che si tratta della maggior quota della coalizione di unità nazionale ciò assume un connotato politico ben netto. Con una domanda in allegato, anche alla luce dei fatti nuovi emersi sul piano pandemico: quanto può tenere e soprattutto quanto rimane opportuna la tutela politica assicurata, almeno per ora, da Draghi a Speranza?