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Il Covid non batte la prostituzione, il mercato del sesso è solo cambiato

Christian Campigli
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Il mestiere più antico del mondo. Ha saputo resistere a dittatori, fanatismi religiosi e repressioni di ogni genere. La prostituzione non conosce crisi e cali di domanda e ha solo parzialmente risentito del Covid. Ma chi crede che il meretricio sia scomparso per colpa della pandemia è decisamente fuori strada. Per comprendere a fondo il fenomeno va determinata in modo netto e perentorio una divisione tra chi “batte” all'aperto, spesso sotto il giogo di uomini senza dignità, denominati comunemente “papponi” e chi frequenta calciatori, imprenditori e si fa chiamare “escort”. Le prime, nel settanta per cento dei casi donne straniere provenienti dall'Africa, dall'Estremo Oriente (Cina e Thailandia) o dall'Est Europa (Russia ed ex Jugoslavia), nel trenta da tossicodipendenti italiane, hanno dovuto cambiare le proprie abitudini solo nei primi mesi del 2020, quando era in vigore il lockdown. Si sono attrezzate con camere, talvolta in scantinati squallidi, nelle quali ricevevano i propri clienti. Questi ultimi, per evitare i controlli, si recavano dalle signorine col taxi, che spesso non venivano controllati dalle forze dell'ordine.

Successivamente le zone a luci rosse presenti in ogni città italiana si sono rapidamente ripopolate. Le mascherine, le distanze di sicurezza da tenere e divieto di toccarsi non hanno fermato né rallentato i loro clienti. Con buona pace dei rischi oggettivi che venivano corsi. E del virus che così si diffondeva più rapidamente. Le escort si sono divise in due gruppi. Chi aveva paura del Covid ha deciso di guadagnare meno, ma di non rischiare la vita. Come? Attraverso videochiamate erotiche: il cliente paga, ricaricando una postepay (le cifre variano tra le 50 e le 200 euro), le donne si spogliano e si masturbano per loro. Spesso con vibratori di ogni genere e misura. Durata della chiamata: venti minuti. Massima resa, minimo rischio. Chi, al contrario, non ha voluto rinunciare a guadagni che, mediamente, si aggirano intorno ai settemila euro al mese (ovviamente esentasse), ha continuato a vedere i propri “amici”.

Niente più cene, passeggiate in città o fine settimana in località esclusive. Solo sesso, meglio (dal punto di vista delle escort) se rapido e con pochi fronzoli. La crisi, la chiusura di molte attività, ha creato poi un terzo gruppo di meretrici. Che potremmo definire a tempo determinato. Donne che lavoravano in ristoranti, in bar, in palestre. Cuoche, istruttrici di fitness o cameriere che hanno dovuto vendere il proprio corpo, pur di mangiare. E così gli annunci nei siti specializzati di signore comune, spesso nemmeno giovanissime (talvolta anche cinquantenni), sono aumentati in modo esponenziale. L'ennesima dimostrazione che la cabina di regia che ha gestito fin qui la pandemia nel nostro Paese ha avuto numerose falle. I ristori sono arrivati tardi e hanno coperto solo in minima parte le spese da sostenere. Perché, come diceva la scrittrice statunitense Kate Millet “non è il sesso, in realtà, che si fa vendere alla prostituta: è la sua degradazione. E il compratore, il cliente, non sta comprando la sessualità, ma il potere”.