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Domenico Arcuri indagato per peculato nell'inchiesta sulle mascherine cinesi

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L’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma per peculato. Lo riporta il quotidiano La Verità spiegando che l’accusa sarebbe contenuta nel fascicolo di inchiesta sulle maxi forniture di mascherine cinesi da 1,25 miliardi di euro. Per l’arrivo in Italia di una partita di mascherine senza certificazione, lo scorso 24 febbraio, era stato eseguito un arresto ed erano state disposte quattro misure interdittive.

 

Del caso e dei presunti favoritismi nell'ambito di alcune gare per la fornitura dei dispositivi di protezione individuale si era occupato anche il programma Non è l'Arena, condotto da Massimo Giletti ogni domenica sera su La7. Arcuri è stato poi sostituito con l'insediamento del governo presieduto da Mario Draghi nel ruolo di commissario straordinario per l'emergenza Covid, pagando - se così si può dire - la mancata accelerazione impressa alla campagna vaccinale e il progetto delle "primule", che prevedeva importanti investimenti, quali hub per procedere alla somministrazione dei vaccini, poi mai decollato. Al suo posto il generale Figliuolo, a cui il governo ha dato l'obiettivo di raggiungere quota 500 mila dosi di somministrazioni quotidiane di vaccini entro metà aprile, soglia poi spostata a fine mese, in relazione ai ritardi nelle consegne da parte delle case farmaceutiche.

 

L'obiettivo dell'esecutivo è spingere sulla campagna vaccinale così da poter riaprire diverse attività economiche e filiere produttive già nel mese di maggio. In tal senso, proprio per allentare le misure restrittive, già dal 7 aprile sono riprese le lezioni in presenza fino alla prima media in tutte le scuole, anche nelle regioni in zona rossa, e ora si guarda alla possibilità di allentare altri divieti. Le misure attualmente in vigore, tuttavia, sono valide fino al 30 aprile e prevedono sempre il divieto di spostamento tra regioni e l'assenza di zone gialle o bianche, anche qualora consentito dai numeri del contagio.