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Covid, Paolo Becchi accusa: "Ci sono 22 mila morti in meno che nessuno sa spiegare". I conti non tornano

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Ci sono 22 mila morti in meno per tumori, problemi di cuore, infezioni, polmoniti che nessuno sa spiegare. E' quanto emerge in un servizio di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi pubblicato su Libero Quotidiano (leggi qui) che si basa su dati Istat pubblicati ufficialmente nell'ultima nota "Aggiornamento dei decessi giornalieri per il complesso delle cause". L'istituto di statistica - si legge nell'articolo - registra un aumento dei decessi totali: erano 125.741 di media negli anni 2015-19 e sono stati 126.866 quest' anno, una variazione del +0,8%. Il problema, si fa notare, è che i circa 400 morti giornalieri, solo per gennaio e febbraio, sarebbero stati 23.440. Dunque anche l'Istat è costretta ad ammettere che i decessi per altre cause sono diminuiti molto: oltre 22 mila in due mesi.

 

"Questa sarebbe comunque una buona notizia con cui dovrebbero aprire i telegiornali, che dovrebbe apparire sulle prime pagine dei giornaloni e persino il Ministro della Salute nonché il premier Draghi dovrebbero annunciarla con soddisfazione. In Italia si muore di Covid ma non più di tumore o di infarto o di polmonite", fanno notare i due autori del pezzo.

 

"I morti sono da gennaio tornati nella norma. Se le cose stanno così si apre però un problema. I 23 mila morti Covid di questi due mesi sono quindi compensati da 22 mila morti in meno in due mesi per tutte le altre cause?", continuano per poi parlare della spiegazione che Istat ha dato del fenomeno. Sarebbe merito del lockdown e delle mascherine: "Il fatto che la mortalità del 2021 sia a livello medio nazionale di poco superiore a quella della media 2015-2019 (solo 1,125 morti in più) farebbe pensare che rispetto agli anni precedenti la mortalità per cause diverse da Covid-19, come ad esempio l'influenza, sia diminuita, anche grazie alle misure di distanziamento e prevenzione adottate per il Covid".