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Vaccini, il Pd difende Bezzini: no alle dimissioni

Christian Campigli
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Un monolite duro e compatto. Nonostante risultati mediocri, a discapito di pressioni di intellettuali, ex dirigenti ed elettori delusi. Il Partito Democratico non arretra di un centimetro e fa quadrato intorno alla figura dell'assessore alla sanità in Regione, Simone Bezzini. I dati relativi agli over 80, che collocano la Toscana al penultimo posto in Italia per la vaccinazione degli anziani, ha sollevato un vespaio infinito di polemiche. Il governatore Eugenio Giani e il suo operato sono stati al centro di numerose trasmissioni televisive nazionali. Che hanno evidenziato come l'organizzazione nel Granducato abbia lasciato assai a desiderare. Oggi pomeriggio i Dem però hanno respinto ogni assalto.

E hanno difeso Bezzini. Nonostante persino Italia Viva, che fa ancora parte della maggioranza, abbia chiesto una commissione d'inchiesta per far luce sui ritardi, sulla scelta di privilegiare gli avvocati e sugli sprechi di siero. Alla basa della decisione del Nazareno un input giunto direttamente da Roma. Perché Bezzini, non a caso difeso anche dal sindaco (di centrodestra) Luigi De Mossi, ha molto potere in città. E un numero assai elevato di voti. Preferenze fondamentali per Enrico Letta, che proprio nel collegio senese correrà il 10 ottobre per le suppletive della Camera dei Deputati. E nessuno, nel Nazareno, vuole svegliarsi il giorno dopo con un risultato diverso dalla vittoria. Anche la posizione di Italia Viva è strumentale ed ha una valenza sia regionale che nazionale. È una sorta di monito, di avvertimento a chi, Letta in testa, lavora per un accordo strutturale coi grillini. E per far entrare il Movimento in maggioranza anche a Palazzo del Pegaso. Ma se Atene piange, Sparta certo non ride.

Durante la riunione dei capogruppo il centro destra non è riuscita a trovare la quadra. Fratelli d'Italia avrebbe preferito una commissione d'inchiesta ad una commissione speciale. Quest'ultima non ha poteri ispettivi e deve essere presieduta da un membro della maggioranza. Ma per essere attivata deve essere firmata da otto consiglieri. La Lega ha scelto una soluzione meno di rottura con la maggioranza, forse anche per degli spifferi romani. Salvini sta attraversando un momento assai complicato: da una parte i sondaggi che vedono il suo partito calare rispetto alla Meloni, dall'altra la tentazione di un nuovo Papete ma anche la consapevolezza di non essere decisivo per la caduta del governo. Un dilemma profondo, che, in attesa di essere risolto, consiglia di non pigiare fino in fondo sul pedale dell'acceleratore. Mai come in questa fase le vicende nazionali e quelle toscane sono interconnesse. Non è certo un caso che proprio a Firenze il senatore Matteo Renzi abbia la sua base operativa. E che i destini del Palazzo del Pegaso potranno sancire la nascita ufficiale del campo progressista o la pietra tombale sull'accordo tanto voluto da Zingaretti prima e da Letta poi. Con buona pace dei toscani, chiusi in casa in zona rossa almeno fino al 19 aprile. È la politica bellezza, e tu non puoi farci niente.