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Scuola, scienziati ancora divisi anche se domani 5.6 milioni di studenti tornano sui banchi

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Sono due su tre gli studenti che da domani, mercoledì 7 aprile, torneranno sui banchi di scuola. Quasi 5.6 milioni i ragazzi che potranno riprendere a studiare in presenza. In circa tre milioni, invece, dovranno continuare a seguire la Didattica a distanza, lezioni cioè, a cui prendono parte attraverso computer, tablet e addirittura in qualche caso persino smartphone. Il governo aveva annunciato la decisione nei giorni scorsi e rispetta i tempi che erano stati fissati dal Decreto Legge numero 44 che consente il rientro a scuola anche nelle zone che sono dichiarate rosse, ma soltanto ai bambini della scuola dell'infanzia, agli alunni delle primarie e a quelli del primo anno di scuola secondaria.

Naturalmente non sono mancate (e stanno continuando) le polemiche, così come è accaduto fin dall'inizio della pandemia proprio sul tema delle lezioni scolastiche. Anche gli scienziati sono divisi in due "partiti": da una parte quelli che sono convinti che la frequentazione in presenza debba essere sempre garantita, visto che non causa grandi problematiche nella diffusione del Covid; dall'altra chi sostiene che le presenze fisiche a scuola contribuiscano a far lievitare il contagio. Di certo c'è che in questa fase viene considerata decisiva l'opera di vaccinazione delle ultime settimane.

Secondo le statistiche almeno l'80% del personale scolastico ha beneficiato della somministrazione del farmaco anti Covid, aspetto che dovrebbe limitare notevolmente la diffusione del virus e che potrà essere verificato soltanto tra due o tre settimane. In ogni caso il quadro è molto diverso in base all'area geografica del Paese: al Sud gli studenti in presenza non superano il 56%, quindi poco più di uno su due; nel nord ovest la percentuale sale leggermente al 57%; nel nord est arriva al 70%; al centro del Paese al 74 e nelle isole all'83%. Differenze numeriche davvero notevoli: nelle isole in presenza 3 ragazzi su 10 in più rispetto al sud.