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Il Covid è anche soggetto politico, destabilizza la democrazia

Pietro De Leo
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Il discorso alla Nazione con cui il Presidente della Francia ha annunciato il nuovo lockdown e, soprattutto, ha riconosciuto gli errori sul piano vaccini non è soltanto la conferma delle difficoltà attraversate dai Paesi per superare l’incubo Covid. Ma è anche la dimostrazione tangibile di quanto il virus arrivato dalla Cina sia un soggetto politico, in grado di cambiare gli equilibri e scolorire le leadership. Quella di Macron, infatti ha abbandonato i toni quasi bonaparteschi e comunque molto decisionisti che hanno caratterizzato il suo mandato a quelli difensivi delle ultime ore. E si scrive dunque, un altro capitolo delle mutazioni politiche causa Covid, che è stato destabilizzatore di democrazia, ghigliottina per eventi politici e artefice di nuovi corsi.

Negli Stati Uniti, ad esempio, dove la primissima fase dell’emergenza ha zavorrato una corsa alla riconferma della Casa Bianca per Donald Trump, che si affacciava ai primi refoli della pandemia con buone performance economiche e sul fronte occupazionale. Poi è arrivato il Covid, che si è scontrato con la tradizione sociale dell’America profonda, di cui Trump è stato sempre espressione. Quella dimensione umana che ha nel Dna lo slancio verso la libertà, valore dei padri fondatori, tiene il fucile in casa ed è difficile chiudere in un lockdown. La coincidenza con l’anno elettorale ha portato ad una linea riduzionistica, spesso con punte paradossali, della presidenza Trump e le conseguenze sono state rovinose. Il punto di svolta, in negativo, il contagio subito dallo stesso 45esimo presidente che, a quanto trapelato, per svariate ore se l’è vista brutta. Da quel momento si è capito che la vittoria dell’incolore Biden era più di un’ipotesi di scuola, e infatti si è realizzata. Poi il Covid ha svolto un ruolo complesso anche in Italia.

Dapprima ha salvato il governo Conte 2, che all’inizio del 2020 attraversava una fase di fibrillazioni interne. Poi il tentativo, da parte dell’ex Presidente del Consiglio, di accentrare la risposta pandemica sulla sua funzione, anche attraverso la stretta sinergia con la struttura commissariale allora guidata da Arcuri. Circostanza che ha portato, dall’autunno scorso in poi, a nuove, stavolta irreparabili, fratture interne alla maggiorana che ne hanno causato lo sfaldamento. Infine, la trazione tedesca dell’Ue. La commissione guidata da Ursula von der Lyen, emanazione diretta di Angela Merkel si è dimostrata fallimentare sia nella fase di prima risposta alla pandemia, dov’è mancata la funzione di completamento delle singole politiche nazionali, sia nella strategia di approvvigionamento dei vaccini. Con il risultato che molti Stati membri vanno in autonomia e il percorso di integrazione europea è inciampato su un’altra grande sfida della storia.