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Conte, nodi da sciogliere: Virginia Raggi, Casaleggio e il no al terzo mandato

Christian Campigli
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Atteso come un salvatore, l'unico in grado di condurre il partito fuori dalle sabbie mobili. Il leader maximo, al quale verranno dati i codici di accesso. Convinti che per creare il campo progressista il nome di Giuseppe Conte sia la conditio sine qua non. L'ex premier domani si paleserà nell'assemblea organizzata dal Movimento Cinque Stelle alle 21.30. L'avvocato del popolo farà un lungo intervento, durante il quale presenterà una parte consistente del suo manifesto. Toccando i punti principali attraverso i quali poter rilanciare il gruppo, ad oggi, numericamente più consistente in Parlamento. Tre i temi cardine: ambientalismo, trasparenza e giustizia. Un modo per coniugare il passato dei grillini, il loro presente governativo e il futuro, ad oggi assai incerto. Che ha come punto di partenza l'accordo con il Pd di Enrico Letta e Leu. E una chiusura, seppur non ufficiale, a Italia Viva e, soprattutto al suo leader, Matteo Renzi. Tutto rose e fiori quindi?

Assolutamente no. Perché se da un lato la fiducia nei confronti di Conte è assoluta (frutto anche di numerosi sondaggi, che lo danno ancora oggi come il politico più amato dagli italiani), ci sono almeno tre enormi problemi che l'ex primo ministro dovrà affrontare immediatamente. Il primo riguarda il rapporto con Davide Casaleggio e la creatura voluta dal padre Gianroberto, la piattaforma Rousseau. Non va dimenticato che al Movimento sono stati chiesti 450mila euro arretrati. Nello specifico sono i soldi che i parlamentari si erano impegnati a versare all’atto della candidatura e che espulsi e dissidenti si sono rifiutati poi di dare. Una contrapposizione che, al di là della vil pecunia, ha una valenza squisitamente politica. Non è un mistero che l'ala più movimentista, quella guidata da Alessandro Di Battista, è da sempre vicina a Casaleggio. Il Che Guevara di Roma Nord non ha digerito l'appoggio al governo di SuperMario. E, tantomeno, l'essersi seduti allo stesso tavolo con Silvio Berlusconi. Il secondo punto è quello relativo ai due mandati. Un vincolo che Beppe Grillo ha rivendicato con forza. Ovviamente questa scelta rischia di indebolire Conte e la sua azione politica, soprattutto all'interno del Parlamento. Dove potrebbero esserci ulteriori scissioni. Nessuno, al di là delle belle parole e delle promesse che trasudano retorica, vuol rinunciare a quella poltrona. E ai tredicimila euro al mese.

Infine la questione relativa al Campidoglio. Un tema che sta creando tensione con il Partito Democratico. Virginia Raggi vuole ricandidarsi. La contemporanea presenza sulla scheda elettorale dell'attuale sindaco e di Roberto Gualtieri rischia di creare un'autentica prateria, che potrebbe consegnare la capitale alla centrodestra. Giuseppe Conte è chiamato a sciogliere questi intricati nodi, e rimettere il Movimento nella carreggiata giusta. Perché, finita l'emergenza Covid ed eletto il Presidente della Repubblica, a marzo verosimilmente ci saranno le elezioni. La prova del nove per capire se i grillini sono diventati adulti o sono destinati a restare studenti promettenti, che però all'esame, a fronte di domande sempre più incalzanti, hanno fatto scena muta. E sono stati bocciati.