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Enrico Letta e Matteo Renzi, scontro finale solo rimandato

Christian Campigli
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Lo scontro finale è solo rimandato. Un testa a testa che tutti aspettano e che, inevitabilmente, disegnerà i confini dell'area progressista per i prossimi anni. Da quando è tornato alla politica attiva, dopo aver preso il posto dell'amico Nicola Zingaretti alla guida del Partito Democratico, Enrico Letta ha giocato al gatto col topo con Matteo Renzi. Anche i meno attenti tra i commentatori sanno come i rapporti tra i due non siano certo idilliaci. E che, quella ferita di sette anni fa, sgorga ancora sangue. D'altronde non è facile accettare di essere defenestrato da Palazzo Chigi da un tuo compagno di partito. E non per ragioni nobili, alte, per dare maggiore lustro all'azione riformista. Ma solo per motivi personali, per quella smodata mania egocentrica che porta il senatore di Rignano ad auto considerarsi il migliore. Nel sistema solare. L'ultimo episodio ha come scenario il Bahrain.

L'ex primo ministro ieri pomeriggio è stato inquadrato dalle telecamere mentre si trovava al paddock, pochi minuti prima dell'inizio del Gran Premio di Formula 1, in compagnia di Jean Todt, presidente della Fia e Salman Ben Hamad Al Khalifa, primo ministro dello stato mediorientale. In rete non si contano gli attacchi a Renzi, accusato di far la bella vita mentre il Paese è in zona rossa. E non convincono nemmeno i rapporti con nazioni tanto ricche quanto poco avvezze al rispetto dei più elementari diritti civili. Enrico Letta avrebbe avuto stamani un'autentica prateria per criticare l'acerrimo nemico. E invece ha scelto un'altra linea, più zen. “Ieri mi sono guardato il gran premio di Formula 1 e il gran premio delle moto. Siamo in Quaresima, e ho fatto un fioretto, di non farmi trascinare in polemiche. Nessuna provocazione, quando eravamo bambini facevamo i fioretti, io sono tornato bambino”. Il pisano sta ovviamente dissimulando il suo obiettivo finale. Anche perché, in questa fase, c'è una partita molto delicata da affrontare. E che ha come epicentro la Toscana. Al centro delle cronache nazionali per i clamorosi insuccessi nella campagna vaccinale.

 

In molti, nel Nazareno, vorrebbero la testa del governatore Eugenio Giani o, quantomeno, quella dell'assessore alla sanità, Simone Bezzini. Che a Siena, collegio nel quale verrà candidato Enrico Letta alle suppletive per la Camera che si svolgeranno tra il 15 settembre e il 15 ottobre, ha un pacchetto assai consistente di voti sicuri. Il neo segretario vuol evitare di essere abbattuto dal fuoco amico. E per questo sta prendendo tempo. Ma la sua idea, quella di far entrare il Movimento Cinque Stelle nella giunta Giani e di “costringere” Italia Viva all'opposizione, è tutt'altro che tramontata. Letta sa benissimo che nello scontro a colpi di mazza ferrata Renzi è troppo più scaltro. L'ex professore parigino lo vuol logorare, giorno dopo giorno. Come la più terribile delle torture, quella della goccia cinese, che ti cade in testa ripetutamente. Causando un terribile disagio psicofisico. Lo stile non sarà quello di un caterpillar, ma Letta la sua vendetta se la vuol prendere. E gustare piano piano, giorno dopo giorno. Perché quella ferita di sette anni fa sgorga ancora sangue.