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Toscana, sull'aeroporto di Firenze la maggioranza in Regione va in frantumi

Christian Campigli
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Un trabocchetto preparato ad arte. Una proposta di una nuova infrastruttura diventata la probabile tomba di una maggioranza che pareva, fino a due mesi fa, solida e pronta a resistere ad ogni tipo di impatto. E invece no, è proprio in Toscana che il pisano Enrico Letta porta a termine la vendetta sognata per sette, interminabili, anni contro il rignanese Matteo Renzi.

 

 

Ieri, durante il consiglio regionale, si è consumato il più classico dei trabocchetti. Che ha innescato un vero e proprio conto alla rovescia. Il neo segretario dem, quattro giorni fa, aveva avanzato l'idea di realizzare un treno veloce per collegare il capoluogo toscano con l'aeroporto di Pisa. Parole che avevano riaperto polemiche ventennali, tra chi vuole l'ampliamento di Firenze (e la realizzazione della pista parallela, per far diventare l'Amerigo Vespucci uno scalo internazionale) e chi, al contrario, trova questa scelta folle e irrazionale. Se al tema, complesso e denso di interessi economici enormi, ci si aggiunge la medioevale contesa tra i due campanili, il gioco è fatto. Ieri, durante il consiglio regionale, il capogruppo di Forza Italia Marco Stella ha presentato una mozione che impegnava “la giunta a proseguire sulla strada del potenziamento del Vespucci”. Un atto votato solo dal partito di Silvio Berlusconi e da Italia Viva. E bocciato dal Partito Democratico e dai Cinque Stelle (da sempre contrari alla pista parallela).

Uno strappo troppo profondo per poter essere semplicemente definito “un incidente di percorso, un atto non approvato perché il testo era strumentale”. E nelle fredde stanze del Palazzo del Pagaso, lontani da microfoni, telecamere e taccuini, anche i meno temerari tra i politici del Partito Democratico sanno che ci sarà un primo e un dopo 24 marzo. “Grazie al Pd è passata la linea Ceccardi (la candidata governatrice della Lega, pisana, da sempre contraria ad avere due aeroporti internazionali) – sottolineano gli esponenti di Italia Viva Nicola Danti, Gabriele Toccafondi, Stefano Scaramelli e Maurizio Sguanci – Un voto che fa precipitare la Toscana indietro di venti anni”.

 

 

Non è certo un caso che, appena terminata la seduta, siano stati proprio gli eletti dei dem a chiedere al governatore Eugenio Giani di convocare una riunione di maggioranza con Italia Viva. Il partito è lacerato al suo interno, Perché in Toscana il peso specifico dei renziani è almeno il triplo rispetto al resto del Paese. Basti pensare che l'attuale governatore è stato scelto, voluto e imposto dal senatore rignanese. Una battaglia che assume, è bene ricordarlo, dei connotati assolutamente nazionali. Perché se Enrico Letta riuscisse nell'azzardo di modificare la maggioranza uscita dalla urne di settembre e, con un gioco di magia, fosse in grado di far uscire da una porta i due consiglieri di Italia Viva per sostituirli con i due grillini, avrebbe di fronte a sé una prateria per completare il progetto di Nicola Zingaretti e rendere permanente l'alleanza con Leu e Cinque Stelle. Ma soprattutto spingerebbe in un angolo gli ex renziani rimasti nel Nazareno, costretti a scegliere tra due opzioni: l'inconsistenza politica o il definitivo salto della quaglia in Italia Viva. Tutto ciò con una sola, breve dichiarazione. Pensata, ponderata e sognata per sette, interminabili anni.