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Pd, l'idea del treno Pisa-Firenze: così Letta si vuole vendicare di Renzi

Christian Campigli
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La vendetta è un piatto che va servito freddo. Una massima che in politica è una vera e propria regola, un modo di comportarsi. Di sopravvivere in un mare piano di squali affamati. Soprattutto quando si viene defenestrati da Palazzo Chigi per interessi tutt'altro che nobili. Enrico Letta ha aspettato, con calma, insegnando nella sua amata Parigi il momento più opportuno per tornare. Non fosse stato per l'invito dell'amico Nicola Zingaretti avrebbe preso altro tempo. Perché Letta è un politico di vecchia scuola, di quelli che pensano, riflettono, vagliano. Poco televisivo e con modesto carisma, ma con ottime intuizioni strategiche.

Ha varcato nuovamente la soglia del Nazareno con due obiettivi, uno dichiarato, l'altro nascosto, ma alla luce del sole, come il più classico dei segreti di Pulcinella: riportare il Partito Democratico sopra la soglia psicologica del 20%, rafforzando l'alleanza con Cinque Stelle e Leu (magari approvando anche una legge elettorale maggioritaria) e isolare Matteo Renzi. Due le mosse che hanno fatto capire, fin da subito, che la musica era cambiata: la volontà di sostituire i capigruppo alla Camera e al  Senato con due donne (e mandare un messaggio forte e chiaro agli ex renziani, Luca Lotti e Andrea Marcucci in primis) e la proposta, che solo apparentemente può essere letta in una chiave locale, di collegare Pisa con Firenze attraverso un treno veloce. Dedicato a chi, dal capoluogo, deve prendere l'aereo o, al contrario, ai turisti atterrati al Galileo Galilei desiderosi di visitare le meraviglie della capitale del Rinascimento. Una sorta di Malpensa Express in salsa toscana. Ma che c'entra Renzi con un treno super veloce? Se il progetto del neo segretario dem andasse in porto non sarebbe più necessario ampliare la pista dello scalo fiorentino. Con buona pace del sindaco Dario Nardella, del governatore Eugenio Giani, del senatore di Rignano ma soprattutto del suo amico più fidato, quel Marco Carrai presidente di Toscana Aeroporti. Una mossa per rendere meno fluidi certi rapporti, per provare a porre un argine al potere, ancora molto rilevante, che Matteo Renzi ha in Toscana. Non è un caso che l'inquilino più importante del Palazzo del Pegaso sia stato voluto, scelto e imposto proprio dall'ex segretario. E che anche il primo cittadino gigliato non gli sia certo avverso.

Va ricordato come la diatriba tra Firenze e Pisa, una sorta di riedizione dell'antica rivalità declinata sul modello aeronautico, si trascini avanti, stancamente, da anni. E ad ogni elezioni, comunale o regionale, balzi agli onori delle cronache. Secondo numerosi analisti, Susanna Ceccardi non sarebbe riuscita a superare Eugenio Giani proprio per i pochi voti raccolti nel capoluogo. Un risultato modesto, dovuto principalmente alla posizione della zarina leghista, contraria all'ampliamento dell'Amerigo Vespucci. Impossibile azzardare previsioni sul tema; nemmeno il più audace dei giocatori d'azzardo sarebbe in grado oggi di puntare un euro sulla nuova pista o sul treno super veloce. Tra mille dubbi, una sola certezza: il Pd oggi ha un segretario in grado di dare una linea al suo partito. E di scrollarsi di dosso chi, più o meno esplicitamente, rema contro. Da sempre.