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Pd, Orlando: "Il rapporto con la Lega? Oltre l'emergenza rischia di esplodere"

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Il problema è sempre quello, l’ideologia del ditino puntato, della radiografia nei gesti altrui senza curarsi dei propri. Evidentemente è un tema di millenni dato che ve n’è ampia letteratura evangelica, dalla pagliuzza e la trave nell’occhio sino ai pubblicani e i farisei pronti a scandagliare ogni mossa di Gesù. Per demolirla e giudicarla, ovviamente. La versione aggiornata, per quanto monòtona, la si rinviene nel Pd. Ultimo capitolo, oggi. Il ministro Andrea Orlando, da poco non più vice segretario dem, parlando di fronte alla stampa estera è stato interpellato sulle relazioni al governo con la Lega. Con i suoi ministri, ha detto Orlando “c’è un ottimo rapporto a partire dal ministro Giorgetti con cui seguiamo temi delicati e spinosi come quelli delle crisi industriali e con la ministra Stefani che segue la disabilità. Ma questo non nasconde il fatto che abbiamo opzioni politiche programmatiche tra loro diverse e alterative”.

E qui, tutto pacifico. Ma ecco la staffilata: “Finché il tema è l’emergenza credo che questo problema sia contenuto: naturalmente, oltre l’emergenza, questo problema è destinato ad esplodere ma sarà contenuto se, come ha invitato a fare il Presidente Draghi, si rinuncia alla propaganda, allo sventolio di bandiere simboliche ideologiche. Quando questo non avviene, come purtroppo nei giorni scorsi non è avvenuto, c’è il rischio di un impasse al governo”. Probabilmente Orlando si riferiva al dibattito intorno al Decreto Sostegni, che ha visto il partito guidato da Salvini schierarsi a difesa di un maggior margine del “saldo e stralcio” per le cartelle e di maggiori ristori. Delle piccole e medie imprese, in sostanza. Una questione che in ogni caso riguarda crisi economica derivante dal Covid e dalle limitazioni imposte. Tuttavia, se si vuol individuare il tema dell' “impasse al governo” non si deve guardare “ai giorni scorsi”, ma mettere indietro le lancette di qualche settimana. A quando, cioè, Enrico Letta è diventato Segretario del Pd. Da lì, con la scusa di ricreare un’offerta politica di un partito totalmente sfibrato, è stato un cannoneggiare sul confronto politico con temi ideologici e divisivi.

Dallo Ius Soli al voto ai 16 enni, fino al ddl Zan, sguainato in maniera strumentale dopo l’odiosa aggressione di una coppia gay a Roma (per punirne il responsabile già esistono leggi vigenti). Tutta roba che con l’emergenza non c’entra assolutamente nulla. A questo si è aggiunta una certa verve al dileggio e alla delegittimazione dell’avversario, oggi alleato per causa di forza maggiore. “La Lega oggi è una caricatura della politica”, ha affermato Letta in un’occasione. “Salvini ha la sua idea su tutto e dice la sua su tutto, esattamente il modello tipico italiano: tutti ct della Nazionale”. E ancora: “Quando ho visto Salvini fare la virata europeista che ha fatto ho pensato che è come se il Papa andasse in Piazza San Pietro e dicesse che Dio non esiste ma tutto sommato non è così importante”. Un campionario di politica muscolare buono per una campagna elettorale o per uno schema bipolare, ma non di certo per il momento che attraversa il Paese. Enrico Letta sarà pure “adrenalinico”, come ha detto scherzando oggi ai giornalisti. Ma non è uno sprovveduto. Al contrario, è un uomo di studio, di Palazzo e di relazioni. Dunque sa bene che questa sua linea bellicosa di condurre il confronto indebolisce anche Mario Draghi. Dunque sorge il dubbio se incastonata nella ristrutturazione del Pd non ci sia un’altra partita. E a maggior ragione Orlando, forse, le lezioni di bon ton istituzionale dovrebbe impartirle in casa.