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Caso Scanzi, il direttore sanitario: "Segnalato dal suo medico curante"

Pietro De Leo
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Fortunato il popolo che non ha bisogno di eroi, scriveva Bertolt Brecht e di sicuro in tempi disgraziati come questo, gli eroi non sono mai abbastanza. In compenso siamo in esubero da profeti. Quelli, veramente, ne abbiamo tanti e potremmo anche esportarli. Gli architetti di moralismi sempre aggiornati al momento, quelli rapidissimi con l’aspersorio della condanna altrui, e altrettanto rapidi incenso della gloria verso loro stessi. Temerari nell’alzare l’asticella del purismo delle proprie gesta da finirci dritti dritti con una zuccata. L’esempio, ultimo, è il giornalista Andrea Scanzi, che si è incartato in una vicenda esemplare. Annuncia urbi et orbi di aver ricevuto una somministrazione del vaccino, pur essendo fuori categoria, proprio in ossequio al principio fissato dal generale Figliuolo in base a cui se avanzano dosi, perché qualcuno si presenta per la puntura il numero prefissato, allora il siero può essere destinato a “chi passa”. E lui, quindi, avrebbe fatto parte di una lista di “riservisti”, pronti a ricevere l’iniezione pur di non buttare le fiale. Qui, però, iniziano i casini. Perché la Toscana è una regione assai indietro nella vaccinazione delle persone fragili. Perché i social sono un’onda facilmente mutevole e, al momento, il tema vaccini suscita facilmente la sensibilità delle persone. E le polemiche gonfiano. Ne esce che questa lista esisteva, sì, organizzata non mediante iscrizione online ma segnalazioni verbali del medici curanti. Peraltro lo ha confermato a Non è l’Arena di Giletti, Evaristo Giglio, direttore sanitario del distretto di Arezzo, dove il giornalista si è sottoposto all’iniezione di Astrazeneca. “Noi ci siamo attrezzati prima che uscisse l’ordinanza di Figliuolo - ha detto Giglio - Quindi prima di organizzare una lista online, abbiamo fatto una lista cartacea di persone che o erano state chiamate e poi non si erano più vaccinate per qualche motivo, oppure persone disabili che erano state segnalate da direttori sanitari”. Incalzato da Giletti, Giglio spiega: “Scanzi mi venne segnalato verso il 20/22 febbraio dal suo medico curante che mi chiedeva, qualora fosse rimasta una dose disponibile, lui l’avrebbe fatta per tutelare i genitori vulnerabili”. Eh sì, perché per rafforzare la motivazione dell’iniziativa, Scanzi ha affermato di essere un “caregiver” sui suoi genitori. Fatto sta, che dopo la gazzarra, la possibilità di iscriversi alla lista è anche sul web. Fatto sta che il protagonista di questa storia si è lanciato in un’arringa del piagnisteo in cui il senso è più o meno questo: invece di ringraziare per il messaggio lanciato, attaccano pure. La polemica, tuttavia, non si è ancora spenta e c’è chi annuncia interrogazioni parlamentari. Non si può certo escludere la buonafede del protagonista di tutto. Come non è il caso di scatenarsi in operazioni amarcord tipo “10 domande” eccetera eccetera. Epperò da testimonial di un bel gesto (magari riparatorio di quando, a febbraio dello scorso anno, fu tra quanti sminuivano la minaccia pandemica), Scanzi si è ritrovato ad esserlo di una gestione di un percorso vaccinale che in Toscana è evidentemente zoppicante e con qualche punto non proprio chiaro. Una specie di nemesi, per chi con il pennello moralista si arroga il diritto – dovere disegnare il mondo più bello che c’è.  Ci mancava solo l’ “a sua insaputa”, e sarebbe stato tutto meraviglioso.