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Astrazeneca, italiani di nuovo in fila per il vaccino. E Roma pensa alla green card

Christian Campigli
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Uno stop che rischia di lasciare strascichi, paure e dubbi. Anche in chi, dopo mesi di interrogativi, si era convinto della necessità di farsi inoculare quel liquido potenzialmente salvifico. Oggi è ripartita la campagna vaccinale in tutta Europa. Una scelta dettata dai numeri, sia rispetto alla percentuale di rischio di Astrazeneca, sia del crescente numero di contagi e di morti. E l'ombra di un lockdown nazionale che incombe. L'Ema (Agenzia europea per i medicinali), dopo la sospensione della somministrazione in via precauzionale, ha dato il suo via libera. Le vaccinazioni “possono essere riprese con l'esclusione dei lotti al momento posti sotto sequestro, per i quali si resta in attesa delle determinazioni dell'autorità giudiziaria”. Lo prevede la circolare del ministero della Salute, firmata anche dal direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza.

Milano è stata la prima città nella quale le persone son tornate ordinatamente in fila, in attesa dell'iniezione. Ma anche a Firenze si sono registrati numeri incoraggianti. La regione Liguria ha deciso invece di ripartire, per motivi organizzativi, solo lunedì prossimo. La paura sembra lontana, ma ovviamente è presto per poter dire, con assoluta certezza, quali saranno gli effetti sulla fiducia degli italiani nel siero dell'azienda aglo-svedese. Purtroppo la giornata ha fatto registrato un nuovo decesso, nello specifico a Napoli. Una donna, che era stata ricoverata sabato scorso all’ospedale del Mare, pochi giorni dopo aver ricevuto la somministrazione di Astrazeneca, non ce l'ha fatta. Le condizioni della 54enne, che faceva parte del personale amministrativo di un istituto scolastico di San Giorgio a Cremano, erano peggiorate nei giorni seguenti al suo ricovero a causa di una trombosi a diversi organi del corpo e di una emorragia cerebrale. Nonostante la ripartenza, non sono mancate le polemiche e le accuse. Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità se l'è presa con la decisione della Francia di somministrare le dosi sono agli under 55. “Una scelta che ha non alcun fondamento scientifico”.

Sul tema è intervenuto, con un cinguettio su Twitter, anche il virologo Roberto Burioni. “Io ho 58 anni e sto bene (corna). Se prendo il Covid ho un rischio (certo) di morire intorno a 1 su 100. Se mi vaccino con Az ho un rischio (incerto) di sviluppare una trombosi celebrale intorno a 1 su 1.000.000. Non è che bisogna essere dei geni per capire cosa conviene fare”. Nel frattempo l'amministrazione capitolina sta vagliando l'ipotesi di creare una green card, per consentire ai vaccinati di poter tornare al ristorante e nelle palestre. Una posizione che viene caldeggiata anche dai rappresentanti delle categorie, stremati da un anno di chiusure e di bonus che a malapena hanno coperto la metà delle spese e delle tasse richieste dallo Stato. Un'ipotesi diretta conseguenza della via intrapresa dalla Commissione Europea, convinta che per evitare ulteriori danni al turismo sia necessario il passaporto vaccinale. Uno strumento che, come ricordato pochi giorni fa dal Garante per la privacy, nel nostro paese può essere messo in campo solo dopo l'approvazione di una nuova legge nazionale ad hoc. Ammesso che non serva addirittura una nuova norma costituzionale.