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Vaccino, errori e colpe di Bruxelles tra ordini e contratti

Pietro De Leo
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Dopo le sospensioni a macchia di leopardo di Astrazeneca (anche in Italia, dove l’Aifa ha dato lo stop), l’avvio autonomo da parte di alcuni paesi sullo Sputnik, l’accordo di Austria e Danimarca con Israele per la produzione di sieri di nuova generazione, arriva un altro episodio, stavolta tutto formale, che evidenzia come a livello comunitario ci sia una discreta confusione sui vaccini. A tirare il sasso nello stagno è il vicepresidente dell’Organismo, Frans Timmermans, il quale in un’intervista a Tagesspiegel ha riconosciuto “che sono stati commessi degli errori nella ordinazione dei vaccini, a Bruxelles come negli Stati membri”.

Poi ha aggiunto: “Sono pronto alla fine della pandemia a fare un bilancio. A quel punto si potrà vedere cosa abbiamo fatto di giusto e cosa di sbagliato”. Dunque aprendo all’assunzione di una responsabilità politica, circostanza assai inedita per una Commissione che nelle sue ultime gestioni ha mancato tutti gli appuntamenti con le emergenze storiche (da Barroso con la crisi economiche fino a Juncker con i flissi migratori e ora Von der Lyen con il Covid). A stretto giro, però, è arrivata una puntualizzazione del portavoce dell’Esecutivo, Eric Mamer. “Se ci sono cose che potevano essere migliorate - ha detto - non è al momento dell’acquisto dei vaccini anti Covid, ma al momento della messa in opera dei contratti e dell’aumento della capacità produttiva. Questa è la posizione della commissione europea”.

Si tratta di una notazione formale, forse non troppo interessante per chi aspetta l’inoculazione del siero. E però siccome ogni espressione ha contenuto politico, ecco che si scorge una differenza: mentre Timmermans sottolinea la responsabilità in capo all’organismo politico, il portavoce della Commissione ne sposta il peso maggiore sulle aziende produttrici dei vaccini. Operazione che sottolinea un certo disorientamento anche nelle stanze della Commissione e che tuttavia non può eludere dal nodo della questione: un deficit politico che è anche alla base di contratti molli sul piano delle penali per il mancato rispetto delle consegne dei lotti.