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Pd, Enrico Letta con la sfida ius soli rilancia il bipolarismo

Pietro De Leo
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Enrico Letta ha ottenuto un plebiscito di fatto all’Assemblea del Pd, che lo ha incensato segretario del partito. Un risultato dettato più dalla contingenza del momento, segnato dalle rovinose dimissioni di Nicola Zingaretti e da una preoccupante balcanizzazione del partito, che dall’effettiva volontà di abbracciare, convintamente, una nuova leadership. Tuttavia, il discorso di investitura di Enrico Letta contiene alcuni elementi qualificanti. La sua è stata una visione di prospettiva, affrontando le complessità del presente, dalla crisi demografica alla svolta green, fino alla necessità di affrontare l’inclusione sociale dei giovani.

Dunque vista in campo lungo, a rafforzare il patto stretto alla vigilia dell’accettazione di una segreteria che non sarà di transizione ma guarda come minimo alle elezioni politiche del 2023. E poi c’è un altro elemento che aiuta a radiografare lo stato di cose. E’ quel richiamo ai temi moralistico-demagogici del centrosinistra tradizionale. C’è il gadget della borraccia rossa con la scritta “Bella Ciao”, che fa molto rivoluzione green (la borraccia è uno dei feticci simbolo del nuovo fondamentalismo ambientalista). Ma c’è, soprattutto, il riferimento alla necessità di una riforma della cittadinanza, in direzione dello ius soli. In oltre un’ora di discorso, questo passaggio di qualche secondo ha monopolizzato, di fatto, la giornata politica, suscitando le reazioni contrarie di Lega e Forza Italia, che rappresentano la quota centrodestra nell’alleanza di governo. Peraltro, Letta non ha identificato lo ius soli come un obiettivo teorico e fisso della sinistra (magari raggiungibile nel caso in cui dovesse vincere le elezioni e governare autonomamente), ma l’ha posto nel “qui ed ora”, nel cammino del governo Draghi, un po’ come fece Nicola Zingaretti quando, nelle ultime confusionarie iniziative nella fase finale della sua segreteria rilanciò sul Ddl Zan sull’omotransfobia. Proposte fuori contesto e con nessun senso della priorità. Chiaro che Enrico Letta stesse parlando al suo elettorato, segnando dei confini ben precisi del proprio mandato da leader.

Ma sta di fatto che ha buttato nel mezzo della pista un petardo destabilizzante, alla vigilia dell’entrata in vigore di una nuova, pesantissima stretta antipandemica sui territori e mentre il Paese, stremato, palpita per il miglioramento di una campagna vaccinale ancora molto indietro. Per qualche ora, in luogo della missione assegnata dal Presidente Mattarella torna uno schema bipolare. E tutto perché un nuovo Segretario deve provare a recuperare tempo e consenso perduti. Ecco perché avere due soci di maggioranza, come il Pd e il Movimento 5 Stelle, che affrontano un’esperienza di governo anomala in piena necessità di ricostruirsi è un fattore destabilizzante per l’Esecutivo e un pericolo per tutto il Paese.