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Letta, lasciare Parigi e la Sorbone per il Pd e le Sardine

Pietro De Leo
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Mai passaggio di confine, forse, fu più sofferto di quello che potrebbe attendere Enrico Letta. Liquidato da Palazzo Chigi sulla scia di uno “stai sereno”, nel 2014, e richiamato col suono doloroso dell’olifante da parte di un Pd mai sazio di tenzoni interne, lotte fratricide, segretari ghigliottinati ad esito di violente assemblee di condominio politico. Com’è prassi di una politica oramai segnata dalle identità fragili, e dai programmi liquidi, s’invoca il salvatore della Patria. Stavolta, tocca al Papa domestico fattosi straniero, negli anni di libri scritti, letti, e lezioni tenute a Parigi alla Science Po. Lui, il compassato ex premier pisano, finito nella sua quieta flemma da prodismo di ritorno sotto il rullo compressore del renzismo arrembante.

Enrico Letta, appunto sempre un passo indietro in questi anni rispetto al ciacolare politrico quotidiano, ma mai definitivamente in fondo, pronto a far capolino con un tweet sull’Europa di qua, e un’intervista antisovranismo di là. Ora, con il vuoto generato dalle improvvise dimissioni di Nicola Zingaretti, il gran ritorno viene invocato. Da Dario Franceschini, che ne abbandonò il carro pericolante per saltare su quello di Renzi, ad Andrea Orlando, e compagnia d’inchiostro cantante, con Repubblica che addirittura scomoda un suggestivo paragone con il Conte di Montecristo di Dumas per incensarne l’ipotetico ritorno. E però questa è l’età non propizia alla gloria, ma piuttosto all’epica di storie piccole piccole, dove l’emozione si scioglie ben presto nella liquidazione di sentimenti. Così, mentre il diretto interessato scrive su twitter che si prenderà “48 ore” per decidere il da farsi, s’affolla l’elenco di distinguo, prese di distanza, condizioni, “sì, però”. E il progetto di fare dell’eventuale segreteria Letta non una mera intercapedine ma un architrave di ricostruzione del partito viene vergato dagli scarabocchi.

I “post-renziani” utilizzano la formula di rito: “Letta ottima figura, ma serve il congresso passata l’emergenza”, non schiodandosi, di fatto, dai termini del dibattito in corso negli ultimi giorni di Nicola Zingaretti. Nel frattempo, spunta anche l’ipotesi di una candidatura al femminile nell’assemblea del 13. Perché anche la questione rosa, dopo la grande guerra dei ministeri mancati, non è mai tramontata. Nodi scorsoi irrisolti e mirini puntati. Un avviso preventivo che la storia manda ad Enrico Letta, un memento del fatto che la fine dei segretari Pd è sempre rovinosa. A volte ancor prima dell’inizio. Per questo, c’è una questione esistenziale attorno a tutta la vicenda: ma chi glielo fa fare?