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Covid, lockdown nei fine settimana e coprifuoco anticipato. Le ipotesi sulle nuove regole

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Lockdown nei fine settimane e coprifuoco anticipato. Sarebbero le due principali misure che il governo vuole mettere in campo per tentare di arginare i contagi da Covid e la diffusione delle varianti. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera le proposte saranno discusse durante la cabina di regia politica, convocata per questa sera 8 marzo alle 18, che dovrà  studiare le nuove misure dopo l'allarme lanciato dagli scienziati sulla diffusione del virus. Parteciperanno i ministri Speranza, Gelmini, Giorgetti, Patuanelli, Franceschini e Bonetti e il sottosegretario Garofoli per fare il punto con gli esperti del Cts e con il generale Figliuolo nuovo commissario straordinario all'emergenza coronavirus.

 

Il nuovo Dpcm entrato in vigore il 6 marzo lascerebbe alle Regioni e ai sindaci la responsabilità di decidere su eventuali misure ancora più restrittive. Ma l'innalzamento della curva dei contagi sta imponendo un cambio di rotta. Il governo sta pensando a misure per "rafforzare" a livello nazionale le restrizioni in zona gialla. E la stretta potrebbe entrare in vigore già questo fine settimana.

 


Dunque l'idea è quella che il coprifuoco in vigore, dalle 22 alle 5, possa essere anticipato di due o tre ore. Inoltre è sul tavolo anche l'ipotesi di un lockdown nazionale nei fine settimana per evitare gli assembramenti nella città e dare una nuova stretta alla movida. Inoltre circola anche l'idea della chiusura dei negozi almeno dove è scattata la chiusura delle scuole. Per evitare che i ragazzi, terminate le lezioni da casa,poi si riversino nei centri commerciali aperti. Diversi governatori spingono per la soluzione radicale della chiusura di tutte le scuole. Il governo sta discutendo con le regioni anche l'idea di mettere in campo un meccanismo simile a quello adottato per la chiusura delle scuole per far scattare le zone rosse. Vale a dire imporre le misure più restrittive nelle aree dove si registra un dato superiore ai 250 casi su 100.000 persone. Ma dalle Regioni ribattono che tale meccanismo potrebbe causare una diminuzione dei tamponi.