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M5s spaccato, Pd nel caos. E Renzi spera di diventare come Macron

Christian Campigli
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Un autentico terremoto. In meno di due mesi la politica italiana ha cambiato il proprio assetto in un modo che, solo a dicembre, sarebbe apparso letteralmente impensabile. La piccola palla di neve diventata slavina è ben rappresentata dal crollo del secondo governo guidato da Giuseppe Conte. E se, da una parte, c'è stata una spaccatura nel centro destra, con Lega e Forza Italia che sono entrate nel nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi, è soprattutto la sinistra ad essere oggi al centro di attacchi fratricidi, dimissioni e giochi di potere. I Cinque Stelle sono ad un passo dalla scissione. Il gruppo guidato da Alessandro Di Battista ha preso le distanza dall'ala governista. E pure tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio l'armonia di un tempo sembra solo un lontano ricordo. L'associazione che gestisce la piattaforma Rousseau ha annunciato per mercoledì prossimo la presentazione del manifesto denominato ControVento: “Non è più tempo di accontentarsi. Non è più tempo di limitare l'immaginazione. Non è più tempo di tenere i sogni a terra. Non è più tempo di avere sogni moderati. È tempo di confronto, di idee ribelli, di sogni che non siano bollati di utopia da chi non ha capacità, voglia o coraggio di realizzarli”.

Un'iniziativa che ha scatenato polemiche e accuse reciproche. Molti parlamentari si sono detti “indignati” per quella che appare come una provocazione, ma, soprattutto, il lancio di una nuova creatura politica. La vera sfida è il controllo dei dati degli iscritti, una sorta di tesoretto che è stato fin qui custodito e gestito da Casaleggio. "Se Rousseau vuole il suo ecosistema è ovviamente libero di farselo aprendo la campagna iscrizioni alla sua associazione e dando vita al suo progetto, qualunque esso sia, senza più attingere a sua totale discrezione a risorse e iscritti del Movimento Cinque Stelle", ha sottolineato Roberta Lombardi, componente del comitato di garanzia dei grillini. Non gode certo di miglior salute il Partito Democratico. Le dimissioni annunciate, e oggi confermate (“non ci ripenso e a Roma non mi candido”) dal segretario Nicola Zingaretti hanno dato il via all'assalto della diligenza. Perché il nome del successore dell'attuale governatore del Lazio delineerà l'assetto futuro del campo progressista. Lo sanno bene gli ex renziani, che spingono forte su tre nomi: Stefano Bonaccini, Dario Nardella e Simona Bonafè. La volontà di politici esperti come il capogruppo in Senato, Andrea Marcucci, è quella di ridiscutere l'alleanza con i grillini e, magari, riaprire un dialogo con Italia Viva e il movimento guidato da Carlo Calenda. Matteo Renzi per ora sta sul greto del fiume, in attesa del momento opportuno per replicare la mossa del cavallo del suo modello politico, quell'Emmanuele Macron che in pochi mesi riuscì prima a lanciare un'opa sul partito socialista francese e poi a diventare con la sua creatura, En Marche, Presidente della Repubblica. Guai però a leggere queste dinamiche come assolute.

La politica granitica della prima repubblica, quella di accordi decennali scritti nella roccia, è solo un lontano ricordo. Ciò che vale oggi, potrebbe essere accantonato domani. In questo scenario kafkiano un peso decisivo sarà rappresentato dai risultati che porterà a casa SuperMario. Finora difeso a spada tratta dal novanta per cento del Parlamento potrebbe, ben presto,  subire la medesima fine capitata ad un altro economista di fama continentale, Mario Monti. Ed è essere additato come il colpevole di tutti i mali italici.