Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

In Italia un milione di poveri in più per colpa del Covid

Esplora:

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

La difficoltà sociale morde, affligge le famiglie, inibisce i consumi. Questo è il quadro tracciato dall’Istat ad un anno dal Covid, analizzando il livello di povertà assoluta (tale per cui l’individuo o la famiglia non è in grado di affrontare le spese minime). Ebbene, questa condizione affligge oltre 5,6 milioni di italiani, in crescita di un milione nel 2020. Per quanto riguarda i nuclei, invece, la nostra società si attesta sui 350mila. Parliamo di un picco molto alto, che raggiunge la rilevazione del 2005, anno a partire dal quale è disponibile la serie storica per questa rilevazione.

Una radiografia, per quanto individuata nella stima preliminare sul 2020 e quindi non ancora definitiva, pesantissima. E che vede un peggioramento delle condizioni che coinvolge tutto il territorio del nostro Paese. L’incidenza sulle famiglie cresce di quasi due punti al Nord, passando dal 5,8% del 2019 al 7,6 del 2020 e si colloca sopra al Centro Italia (dove riguarda il 5,5% delle famiglie). L’incidenza maggiore riguarda però sempre le regioni meridionali, dove arriva al 9,3%. Sempre a livello di nuclei familiari, quelli più numerosi risultano maggiormente scossi dalla crisi: quanto più il numero dei componenti aumenta, tanto più c’è il rischio di finire in posizione di povertà assoluta. Riflesso di questa condizione, purtroppo, è anche il calo dei consumi nelle famiglie.

Una caduta che vede al primo posto il Nord (-10%), poi il centro (-8,9%) e infine il Mezzogiorno con un -7,3%. Andando a vedere nei singoli settori, poi, rileva come tengano quelli del comparto alimentare, mentre subiscono un crollo quei settori maggiormente colpiti dalle chiusure. La ristorazione -39%, la cultura -26,5%. Ma è significativo anche il calo per l’abbigliamento, con meno 23,2%. Un dramma vero, dunque, che riduce la propensione a spendere e modifica le abitudini degli italiani. Queste cifre, dunque, dimostrano come il Covid sia stato un fattore di allargamento delle disuguaglianze. La prolungata fase di limitazioni, peraltro, rischia di calcificare le nuove abitudini della scarsa propensione a spendere e, di conseguenza, un crollo della domanda che interviene sulla già problematica produttività delle nostre imprese.