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Il Pd fermo nella sua retorica: la "purezza" che trascende nel settarismo

Giacomo Leonelli
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Rispondo con qualche spunto alla richiesta del direttore, che ringrazio, di fare una riflessione sull’attuale situazione politica. Premetto, non così semplice, visto che proprio tre anni fa, e cioè il 4 marzo 2018, rassegnando le dimissioni da segretario regionale lasciavo ogni ruolo politico di un partito che allora si diceva avesse raggiunto “risultati sconcertanti”, ma che ancora in Umbria guidava la Regione, Terni e Foligno e tanti altri Comuni come Umbertide, Marsciano, Orvieto ecc. ecc. Tutte realtà in cui oggi, dopo tre anni, si trova all’opposizione. Oggi sono tornato a tempo pieno alla mia professione e sono dunque un semplice osservatore, a volte disattento, in particolare rispetto alle dinamiche interne del Pd nazionale e locale. Ma forse proprio per questo ho maturato un atteggiamento più asettico e una percezione più oggettiva delle cose.

 

 

La sensazione è quella di un partito salito in un treno fermo, appena giunto a destinazione: magari comodo, tra amici che si compiacciono a vicenda, in un’ostentata retorica della “purezza” che spesso però trascende nel settarismo: interessante in tal senso l’espressione utilizzata in questi giorni “via le metastasi renziane”, come se ci fosse talmente tanto consenso da poterne gettare dal finestrino un bel po’; peraltro in una “purezza intermittente”, visto che ad esempio è stato riaccolto a braccia aperte il neo commissario umbro Enrico Rossi che, proprio il 4 marzo 2018, faceva perdere con la lista “Leu” decine di collegi al Pd stesso. Un approccio quindi molto attento alla retorica della presunta “purezza di sinistra”, che rischia però di lasciare indietro la proposta politica: la rappresentazione plastica di questo è stata la nascita del Governo Draghi. Un governo che il Pd ha dato la sensazione di subire, lasciando ad altri la battaglia politica sui contenuti: mentre Salvini si intestava la nascita del ministero del Turismo e di quello della Disabilità, e il M5s comunque, tra mille difficoltà, quello della Transizione Ecologica, il Pd si è fatto notare unicamente l’assenza di donne ministro e per sondaggi pessimi.

 

 

La situazione umbra non è molto dissimile: grande spazio alla retorica, un’opposizione a tutto campo. In tutto, per tutto e su tutto, sul perfetto stile di quella portata avanti a Perugia nella prima sindacatura di Romizi. Utilissima a fomentare uno “zoccolo duro”, meno forse a interloquire con chi zoccolo duro non è: i recenti sondaggi proprio pubblicati da questo giornale qualche giorno fa sull’ampliarsi del divario in Umbria tra centrodestra e centrosinistra, potrebbero essere un campanello d’allarme. In questo senso, a scanso di equivoci, colgo l’occasione per confessare che al 99% non parteciperò al congresso regionale. In questa fase sono distante dal dibattito interno e di fatto nessuna proposta mi convince appieno, pur considerando una candidatura, e cioè quella di Tommaso Bori (fin da subito legatissimo a Zingaretti), la più affine alla linea del Pd nazionale, e dunque, in un certo senso, la più coerente col progetto politico. Da cittadino, confesso invece che ritengo molto più accattivante e interessante salire sul treno che sta partendo sull’altro binario. Come e da dove il nostro Paese, ma soprattutto l’Umbria e Perugia, ripartiranno tra qualche mese. Nel dopoguerra la priorità fu ricostruire le case, le aziende, i ponti e le strade: oggi il modello sociale ed economico. In quel treno che sta per partire davanti ai nostri occhi non ci sono solo tante, tantissime risorse, ma lo spazio per determinare il futuro nostro e delle prossime generazioni. 
La certezza è che ci sarà un effetto “rimbalzo” post pandemia e la sensazione è che le partite vere saranno almeno due, anche e soprattutto per la nostra regione. La prima, come assicurare una tenuta sociale in una realtà comunque abituata a una trazione pubblica e assistenziale dal dopoguerra ad oggi; la seconda, strettamente connessa alla prima, è come vincere la competizione globale che a mio parere sarà la chiave di volta del sistema: come, in altre parole, Perugia e l’Umbria potranno essere in grado di attrarre risorse private nei prossimi anni: dal turismo alla formazione universitaria e post universitaria, dagli investimenti agli insediamenti produttivi, passando per modelli di sostenibilità dell’intero ciclo economico e di politiche pubbliche di salvaguardia del territorio che appaiono sempre di più come lo strumento per trascinare la nostra realtà proprio nella competizione globale. Tradotto, la domanda è semplice: come possiamo vincere questa “competizione”, nella consapevolezza che da lì passerà il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti? Il centrodestra, governando comuni e regione, può soprassedere, ha il “pin” del bancomat e può limitarsi alla gestione. Il Pd diversamente, non può permettersi di perdere altro tempo crogiolandosi nei vagoni di treni fermi della retorica