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Conte leader grillino, terremoto politico: sondaggio premia M5s e boccia Pd

Christian Campigli
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A volte ritornano. E modificano equilibri e realtà che sembravano granitiche. L'ufficializzazione di Giuseppe Conte come leader maximo del Movimento Cinque Stelle provocata un autentico terremoto nel cosiddetto campo progressista. Il sondaggio di Swg, reso noto ieri sera dal telegiornale di Enrico Mentana su La7, quota i nuovi grillini, quelli guidati dall'avvocato del popolo al 22%. Secondo partito in Italia, a soli 0,3 punti percentuali dal primo, la Lega. Un più 6,2% rispetto alla valutazione della scorsa settimana (ma soprattutto senza l'ex premier), consensi in gran parte scippati al Partito Democratico, che nella medesima rilevazione perde un sostanzioso 4,3%. Numeri che possono essere compresi seguendo due linee di analisi distinte ma sovrapponibili. Da un lato la grande fiducia della quale gode Giuseppe Conte, soprattutto tra quegli elettori di centro, fortemente antifascisti, ma, al tempo stesso, che trovano poche affinità con la falce e il martello.

Delusi prima da Silvio Berlusconi e poi da Matteo Renzi, hanno visto nell'ex primo ministro un uomo saggio, equilibrato e raramente sopra le righe. A questo va aggiunta la cronica mancanza di leadership nei Dem. La politica europea dimostra come i partiti di estrazione socialista e post comunista arranchino ovunque e vengano spesso soppiantati da movimenti personalistici (l'esempio francese, con Emmanuel Macron, è il più lampante, ma non certo l'unico). Il Nazareno ha sempre mal digerito gli uomini soli al comando, un po' per un retaggio culturale che vedeva nel capo che decide un simbolo fascista. E un po' per l'eredità lasciata dal centralismo democratico, caposaldo del Pci, dal quale ha sempre avuto difficoltà a distaccarsi. Unica eccezione, dalla Bolognina in poi, Matteo Renzi che, con tutti i suoi limiti e i suoi errori di valutazione, ha portato il partito al 40%. La scelta di Conte e il sondaggio della Swg hanno sollevato un vespaio di polemiche. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, si è scagliato contro l'ex primo ministro. “Conte è diventato il leader del Movimento Cinque Stelle, e per questo motivo, non può essere il federatore dell'asse con Pd e Leu”.

Il dato del sondaggio di Mentana, che vede i Dem sotto la soglia psicologica del 15%, ha anche riacceso l'assalto alla diligenza della segreteria Zingaretti. L'attuale governatore del Lazio non sarebbe affatto convinto di correre come sindaco di Roma (consapevole che difficilmente riuscirebbe a vincere contro l'attuale primo cittadino Virginia Raggi e il candidato del centrodestra) e mira a rinviare le primarie al 2023. Quando il governo Draghi sarà solo un ricordo, si sarà votato per il nuovo presidente della Repubblica e, Covid permettendo, anche per le elezioni politiche. Una scelta che non piace affatto alla corrente interna degli ex renziani. Che, al contrario, chiedono a gran voce il congresso. “In autunno dobbiamo organizzare una votazione interna – tuona Andrea Marcucci, capogruppo al Senato – serve un nuovo Pd. Il contesto è oggettivamente cambiato, vanno verificate alleanze e programmi. Ed è necessario anche puntare su una leadership forte. Chi? Ci sono tante opzioni”. Tradotto dal politichese: non c'è nessuno, ad oggi, pronto a sfidare Conte alla guida del campo progressista.