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Vaccino, virologi divisi anche sulla teoria della dose unica

Christian Campigli
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E' diventato il mantra del 2021: per evitare ulteriori chiusure, e salvare quel poco che resta dell'economia italiana, è indispensabile vaccinarsi. Peccato che le dosi siano ad un passo dall'esaurimento e che, “i tredici milioni entro la fine di marzo” promessi dal ministro della salute, Roberto Speranza, appaiano ormai come un miraggio. Per aggirare il problema, si fa largo l'ipotesi di ricorrere ad un'unica dose per cittadino. Le persone che hanno ricevuto una sola iniezione sono davvero coperti? I virologi, le nuove superstar televisive, sul tema si dividono in modo netto. “Per fare un vero salto di qualità nella lotta al virus è indispensabile distribuire almeno 500 mila dosi al giorno. - afferma Giuseppe Remuzzi, direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri - Il richiamo va fatto, il punto è in quali tempi. Avendo poche dosi a disposizione, vanno usate per immunizzare innanzitutto gli over 80 con tutti i prodotti disponibili. Così si toglie pressione sugli ospedali”. Dall'altra parte dello steccato Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova.

“Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone. Abbiamo vaccini con un’efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo, però devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti. Adesso abbiamo il vaccino J&J. Il vaccino J&J dice che una dose è sufficiente per avere la protezione. Allora usiamo quello con una dose, ma non cambiamo il metodo che è stato importante per ottenere risultati con Pfizer e Moderna, questo sarebbe un errore". Nel mezzo Massimo Galli, virologo dell'ospedale Sacco di Milano. “In Israele c'è stato un crollo dei casi dopo una sola dose. Sono pronto a cambiare idea sul rinvio dei richiami, ma servono dei paletti”. Ma il tema del giorno è al centro di un ulteriore, accesissimo dibattito: il passaporto vaccinale, ovvero una sorta di certificazione che consentirebbe alle persone immunizzate di poter tornare a volare, prendere la nave e viaggiare liberamente.

Uno strumento fortemente richiesto dalle associazioni che lavorano nell'ambito del turismo e che la Commissione Europea presenterà come proposta legislativa il prossimo 17 marzo. Peccato che, con le norme attuali, una simile regola sarebbe illegittima nel nostro paese. È il Garante per la Privacy ad evidenziare il problema. "I dati relativi allo stato vaccinale sono particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali. Serve una norma di legge nazionale, conforme ai principi in materia di protezione dei dati personali in modo da realizzare un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico che si intende perseguire e l’interesse individuale alla riservatezza".