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Non è l'Arena, Palamara svela la regola del tre che decideva i capi delle procure

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L'ex pm Luca Palamara ancora una volta ospite di Non è l'Arena, il talk domenicale di La7 condotto da Massimo Giletti. Nuove dichiarazioni molto impegnative sulla questione del rapporto tra i magistrati e la classe politica: "Faccio paura? Non devo deciderlo io. Io mi sono messo a disposizione, anche io ho letto i giornali e ho letto che ci sono state addirittura richieste da parte alcuni esponenti politici, anche ex magistrati, di fare la conta per evitare di farmi andare".

Parole riferite all'audizione saltata in Commissione Antimafia. Palamara ha inoltre spiegato che "io quello che dovevo raccontare del mio libro non ho nessuna difficoltà a raccontarlo anche in sede di audizione antimafia. Anzi, potrebbe essere anche quella l'occasione per affrontare dei temi che nell'ambito dell'esperienza consiliare abbiamo trattato sui rapporti Stato mafia, sui mandanti delle stragi, su importanti esposti fatti dalla famiglia Borsellino, penso sia l'occasione giusta".

E ha ancora aggiunto: "In una pagina del libro che abbiamo realizzato io e il direttore Alessandro Sallusti, diciamo che il meccanismo è spiegato molto bene. Si parlava della regola del 3: uno a me, uno a te, uno a lui. Quindi io non ci troverei nulla di male se il sistema continuasse in questo modo", il riferimento è al metodo con cui avvenivano le nomine dei procuratori. Nel suo intervento, inoltre, Luca Palamara ha criticato anche il trojan che trasforma uno smartphone in un microfono di intercettazione: "E' uno strumento che rischia di funzionare a intermittenza, alcune volte la voce si sente chiara e altre volte invece no, alcune cene le riprende e altre no. Io ho il massimo rispetto di chi indaga e di chi ha svolto indagine. La guardia di finanza è fatta da persone perbene, può capitare di sentire male le persone", è un chiaro riferimento alle trascrizioni delle intercettazioni. Clicca qui per ascoltare l'intervento di Palamara.