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Toscana, i contagi aumentano. Poche le dosi di vaccino consegnate

Christian Campigli
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Una lenta attesa verso un verdetto che, almeno per questa settimana, pare benevolo (anche solo se per uno scarto davvero minimo). La Toscana dovrebbe restare altri sette giorni arancione, ma i contagi sono in chiaro aumento. Non è un caso che Siena e Pistoia siano, al contrario, diventate rosse. La linea scelta dal governo Draghi appare piuttosto chiara: no, almeno per il momento, a lockdown nazionali generalizzati, sì a microzone provinciali da chiudere per far abbassare i contagi e dare un po' di respiro agli ospedali. I motivi di questa scelta vanno letti in un duplice contesto: da un lato serrare l'intera nazione, secondo numerosi scienziati, non porterebbe un effettivo differenziale rispetto al sistema a colori. Ma dall'altro, inevitabilmente, condannerebbe a morte numerose attività economiche. Oggi è il secondo giorno di fila, almeno a febbraio, in cui l'indice ha sorpassato quota milleduecento. Il bollettino quotidiano riporta infatti 1254 casi di contagio su 23.028 test, con un tasso di positività del 5.45% (10,6% sulle prime diagnosi). In leggero calo rispetto a ieri quando i nuovi casi positivi erano stati 1.374, ma oltre la soglia di guardia rispetto ai sette giorni precedenti, quando i contagi si assestavano mediamente tra gli 850-950.

Numeri impietosi, che descrivono, meglio di tante parole, come le varianti del Coronavirus siano aggressive e particolarmente pericolose. Anche per le persone meno anziane. La Toscana dovrebbe attestarsi ad un Rt (l'indice che determina, di fatto, il colore dell'area) tra 1,19 e 1,20. Ad un passo, purtroppo, da quel 1,25 che sancirebbe lo scatto verso il basso, in zona rossa. “E' probabile che complessivamente la Toscana venga confermata in fascia arancione - conferma l'assessore regionale alla salute, Simone Bezzini - fatta eccezione per le due zone rosse provinciali di Siena e Pistoia”. Nel Granducato sono 77.008 persone le persone vaccinate, rispetto al dato nazionale che si attesta a 1.362.859. Si intende, nello specifico, uomini e donne che hanno ricevuto entrambe le dosi. Al momento l'89% delle fiale consegnate sono già state usate. E qui nasce il vero problema. Perché, se da un lato la maggioranza che governa la Regione continua a ribadire la propria capacità organizzativa per accelerare i tempi, dall'altra le case farmaceutiche stanno spedendo un numero ancora troppo basso di liquido iniettabile.

“La somministrazione del vaccino deve svolgersi nel rispetto dei criteri di equità e non in base al numero di persone positive, che può eventualmente emergere in un comune piuttosto che in un altro – ha affermato il governatore Eugenio Giani - La diffusione del virus segue traiettorie non del tutto prevedibili e non sempre arginabili, nonostante il massimo impegno che mettiamo in questo. Non possiamo permettere che i territori entrino in competizione tra loro per assicurarsi la vaccinazione prima di altri”. Una posizione fortemente criticata dal centro destra, che chiede a Giani di seguire l'esempio di Luca Zaia. Il presidente del Veneto ha pubblicamente dichiarato di aver trovato ventisette milioni di dosi di vaccini e, qualora lo stato centrale si rifiutasse di comprarglieli, è pronto ad agire da solo.