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I virologi come tronisti e letterine: nuovi protagonisti della tv

Christian Campigli
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Sono diventati i nuovi, assoluti protagonisti della scena mediatica. Hanno scalzato, a forza di previsioni apocalittiche, tronisti, letterine e belloni di ogni specie. Alcuni per spirito di servizio, altri per un'umana (ma assai poco etica) voglia di gratificare il proprio, smisurato, ego. I virologi sono dappertutto. I canali televisivi si dichiarano guerra pur di averli in studio. Ogni quotidiano che si rispetti ha almeno un'intervista ad un laureato in medicina che spiega (ognuno a suo modo, ognuno convinto di avere la verità assoluta in tasca) il Covid a noi poveri mortali. Perché, come disse una volta Roberto Burioni, “la scienza non è democratica”. La politica si è buttata a pesce su questi nuovi influencer col camice bianco. E li ha fatti propri, etichettandoli, loro malgrado, in renziani o leghisti, aperturisti o restacasisti. L'ultima polemica tocca la cosiddetta “variante inglese” e la sua letalità.

A contendersi il podio del più intelligente del pollaio da un lato Massimo Galli (nella foto), primario all'ospedale Sacco di Milano e dall'altra parte del ring Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova. Il primo aveva sostenuto di avere il reparto invaso dai ricoverati. Smentito, dopo nemmeno ventiquattro ore, dal suo stesso ospedale. “Zona rossa, o arriverà il peggio”, aveva tuonato. Rincarando stamani la dose. “Sono sinceramente tentato dal lockdown personale e dal restare in silenzio per due o tre settimane”. Una posizione considerata scellerata da Bassetti, che, ospite alla trasmissione di Massimo GilettiNon è l'arena”, aveva stigmatizzato l'uso errato della comunicazione. “Va fatta davvero molto attenzione. Ritengo un grave errore quello di terrorizzare gli italiani. Ad oggi, secondo i nostri studi, non è possibile affermare che la variante inglese sia più letale”.

La vera spaccatura, anche tra i medici, è capire se e quanto sia utile un nuovo lockdown. Che certamente avrebbe il vantaggio di minimizzare i contatti tra persone e quindi la diffusione del virus. Ma dall'altro lato rischia di creare una tensione sociale che, al momento, il nuovo governo Draghi davvero non può gestire. In questo scenario, sullo sfondo, si fa largo il vero problema di questo 2021: i catastrofici risultati della campagna vaccinale. Che, nelle intenzioni della classe politica, avrebbe dovuto essere il punto di caduta tra le posizioni più estreme. Ad oggi il nostro paese ha una media inferiore alla Romania, alla Slovenia e alla Danimarca, tanto per non citare le inavvicinabili Israele e Regno Unito. Il ministro della salute Roberto Speranza aveva promesso “entro fine marzo tredici milioni di vaccinati”. Al momento siamo a un milione e trecento mila persone che hanno ricevuto entrambe le dosi necessarie, due milioni e cento quelle che sono a metà del percorso, avendo per ora fatto solo una iniezione. Per salvare l'economia balneare (grazie alla quale sopravvivono centinaia di migliaia di famiglie) e consentire agli italiani delle vacanze serene serve un cambio di passo. Immediato.