Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Imprese, il "bazooka" del governo Conte non ha risolto i problemi di liquidità

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

Ricordate la “poderosa” iniziativa per garantire la liquidità delle imprese enfatizzata dall’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la prima ondata del Covid? Bene, la Cgia di Mestre ha fatto i conti, scoprendo che il problema liquidità non è stato, purtroppo risolto.

L’organizzazione ha analizzato la situazione del credito alle imprese tra la fine di febbraio 2020 (dunque prima all’esplodere della pandemia, con la chiusura dell’Italia in una grande zona rossa) e dicembre. Arrivando a calcolare che lo stock di prestiti erogati alle imprese è ammontato a 39 miliardi, per quanto il volume totale di quelli garantiti dallo Stato superasse i 150 miliardi.

 

 

Per quanto, riconosce la Cgia, si sia verificata un’inversione di tendenza sul crollo dei crediti alle imprese, “il bazooka” utilizzato dal Conte “non è riuscito ad aggredire con successo la cronica mancanza di liquidità che storicamente assilla in particolar modo le pmi”. Il perché sia accaduto tutto questo è presto detto: “una parte delle nuove garanzie è andata a colmare i cali fisiologici del credito in essere e nella sostituzione dei prestiti a breve con aumenti di quelli a medio-lungo termine. Oltre a ciò è possibile che il sistema bancario abbia usato una parte di quei miliardi anche per abbattere i propri rischi, sostituendo le garanzie legate ai prestiti che aveva favorito gli istituti di credito, che così facendo hanno azzerato i rischi di incorrere in crediti deteriorati e in parte anche le imprese, almeno quelle che prima del mese di marzo dell’anno scorso avevano delle linee di credito aperte con gli istituti”.

 

La Cgia riconosce che in generale l’applicazione dei tre provvedimenti, così come la moratoria sui crediti a famiglie e imprese abbia portato beneficio in generale all’economia. Tuttavia, il problema liquidità non è stato risolto. Era di quelle settimane, peraltro, la polemica sull’impostazione generale dell’operazione, che di fatto spingeva le imprese a nuovi indebitamenti. E peraltro suscitò un certo malcontento l’ammontare di passaggi burocratici cui le pmi dovevano sottoporsi per ottenere il prestito fino a 25 mila euro previsto dal “decreto liquidità”, con le tempistiche piuttosto allungate, nelle banche, per processare le pratiche. Ora il tema liquidità è sempre più vivo, tenendo conto delle pesanti conseguenze delle chiusure a singhiozzo.