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Movimento 5 Stelle nel caos, ora è guerra nel partito

Christian Campigli
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Chi di vaffa ferisce, di vaffa perisce. Quell'offesa, diventata il simbolo di un Paese stanco della partitocrazia, degli intrighi tra politica e malaffare, che lanciò nel lontano 2009 il Movimento Cinque Stelle, rischia oggi di essere il saluto nemmeno troppo gentile con il quale una parte dei parlamentari si apprestano ad abbandonare Beppe Grillo. Trentacinque, tra deputati e senatori, che il capo politico Vito Crimi vuole espellere dal partito. Senza se e senza ma. ”Chi in questi due giorni non ha votato la fiducia ha contribuito - involontariamente o volontariamente, non importa - al tentativo di frantumare il gruppo, quella forza collettiva che ci ha portati fin qui". Il pugno duro ha uno scopo ber preciso: far capire ai numerosi indecisi che hanno dato obtorto collo la fiducia al nuovo governo Draghi che non saranno tollerate alzate di testa. Della serie: chi vuol restare tra i grillini, dopo aver accettato l'idea di governare coi “fascisti” e col “partito di Bibbiano”, dovrà ingoiare anche l'ultimo, amarissimo, calice: dire sì all'esecutivo di Dracula. Oggi, domani e fino al definitivo scioglimento delle Camere.

Questa spaccatura rischia di aprire una voragine interna assai pericolosa. E dai contorni impossibili da prevedere. Ne è convinta, ad esempio, la “pasionaria” Paola Taverna, che ha invitato tutti alla calma e al dialogo. Che all'interno dei Cinque Stelle vi siano posizione diverse rispetto ai dissidenti lo confermano le parole di Raffaella Andreola, che fa parte del collegio dei probiviri, l’organo autonomo del M5s preposto alle pratiche disciplinari. “Il collegio dei probiviri si esprime all’unanimità dei propri membri su ogni provvedimento. Ritengo opportuno sospendere in questo momento tutte le attività di ordinaria competenza e spettanza del collegio quali richiami, sospensioni ed espulsioni degli iscritti e portavoce del Movimento in attesa che vengano ricostituiti tutti gli organi del M5S“.  Alla Camera sono necessari venti deputati per formare un gruppo: un numero che non spaventa, visto che sono stati sedici i deputati a dire no a SuperMario e quattro quelli che si sono astenuti. A questi potrebbe aggiungersi Lorenzo Fioramonti, da mesi in disaccordo con la linea politica dei Cinque Stelle.

Al Senato la legge è diversa: servono dieci eletti ma soprattutto è indispensabile ritrovarsi sotto un simbolo che sia stato presente alle ultime elezioni politiche. Non è un caso che nelle ultime ore si siano fatte intense le trattative con Ignazio Messina per l'effigie dell'Italia dei Valori, il partito fondato dall'ex magistrato di Mani Pulite, Antonio Di Pietro. Una scelta che non avrebbe un valore solo squisitamente simbolico: il neonato raggruppamento potrebbe infatti chiedere con pieno diritto la presidenza di una commissione di garanzia, vigilanza Rai o Copasir ad esempio. Una mossa del cavallo potenzialmente dirompente, ideata e proposta dal silenzioso leader dei dissidenti: Alessandro Di Battista.