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Draghi resuscita il bipolarismo, Renzi (per ora) resta a guardare

Christian Campigli
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Da oggi il 17 febbraio non sarà più solo l'anniversario della partita dell'assedio nella Firenze del 1530, invasa dalle truppe imperiali di Carlo V.  O il giorno in cui morì Giordano Bruno, il filosofo arso vivo nel 1600 in Campo dei Fiori. E nemmeno il compleanno dell'attore Leonardo Pieraccioni.

Da oggi inizia una nuova era politica, quella targata Mario Draghi. Il suo discorso al Senato ha raccolto un amplissimo e trasversale consenso. Nonostante non sia stato così generico e buonista come qualcuno si aspettava dal gesuita.

 

 

L'ex governatore della Bce ha infatti disegnato, nei cinquantatré minuti in cui ha parlato, un perimetro preciso per il suo esecutivo. I confini oltre i quali non si può andare, nemmeno in perlustrazione, sono rappresentati dall'assoluta convinzione che non vi sia un piano b alternativo all'Euro. Considerata la moneta unica continentale ma, soprattutto, una filosofia politico-economica “irreversibile”.

A sinistra è piaciuto molto il ringraziamento al suo predecessore, Giuseppe Conte e alle sue scelte di politica fiscale e finanziaria. Non sono mancati i riferimenti ad “una vera parità di genere”, all'ambiente (tema sul quale ha citato Papa Francesco), alla centralità della scuola e alla necessità di recuperare le ore di lezione perse per colpa del Covid.

 

Poi la pennellata del maestro, quel tratto distintivo che rende unico anche il quadro apparentemente più insignificante. Quell'accenno all'unità considerata “un dovere e non un'opzione. Perché ci unisce l'amore per l'Italia”. Un discorso, se possibile, persino troppo retorico, ma certamente non freddo e lontano anni luci dai toni da tecnocrate figlio di Bruxelles. Che il 17 febbraio sia una data da ricordare negli annali per la politica italiana lo conferma anche la formazione di un gruppo interparlamentare composto da Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali.

“Abbiamo deciso, sollecitati da senatrici e senatori dei tre gruppi parlamentari, di intraprendere un'iniziativa comune – hanno affermato i capigruppo al senato di M5s, Ettore Licheri, del Pd, Andrea Marcucci, e di Leu, Loredana De Petris - La costituzione di un intergruppo parlamentare che, a partire dall'esperienza positiva del governo Conte II, promuova iniziative comuni sulle grandi sfide del Paese, dalla emergenza sanitaria, economica e sociale fino alla transizione ecologica ed alla innovazione digitale. Con questo spirito saremo insieme per rilanciare e ricostruire il nostro Paese". Una novità importante e tutt'altro che simbolica. Nasce infatti quel “campo progressista” che vedrà Giuseppe Conte come suo leader naturale e futuro candidato premier alle elezioni (nel 2022, come in molti auspicano, o al massimo l'anno successivo, alla naturale scadenza della legislatura), in contrapposizione al centro-destra guidato dal triumvirato Salvini-Meloni-Berlusconi. In questa riedizione del bipolarismo, Matteo Renzi rischia di rimanere col cerino in mano, stritolato al centro da due coalizione che, al momento, sembrano delle corazzate imbattibili.